La nottata della crisi passerà prima o poi, nella accezione eduardiana; ma è lunga e sta producendo danni consistenti alla economia globalizzata con effetti paragonabili a quelli provocati da un conflitto bellico.
E’ il paragone che propone il Centro Studi della Confindustria nella sua ultima pubblicazione degli Scenari Economici .
Una sorta di guerra peraltro c’è stata, si sottolinea, ed è tuttora in corso, ed è combattuta, una volta di più, dentro l’Europa e dentro l’Italia. Come nei secoli passati, in cui le divisioni e gli interessi di parte prevalevano su tutto e tutti. A scatenarla sono stati errori recenti e mali antichi, errori compiuti dai singoli stati come per esempio, la falsificazione dei conti greci e il lungo immobilismo italiano.
E nelle decisioni collegiali come il precedente creato con la ristrutturazione del debito greco, il far contabilizzare dalle banche ai prezzi di mercato i titoli sovrani, come se potessero essere insolventi e, soprattutto, ostinarsi a condurre simultaneamente politiche di bilancio restrittive.
Gli esiti dell’esperimento in atto nell’Area euro di diminuzione dei disavanzi pubblici in presenza di un’ampia capacità produttiva inutilizzata (pari in media al 2,6% del PIL nell’Eurozona) dimostrano, prosegue Confindustria. la validità delle prescrizioni contenute in ogni manuale di politica economica.
In depressione economica la restrizione di bilancio abbassa il PIL effettivo e, distruggendo base produttiva, quello potenziale, minando la sostenibilità dei conti pubblici nel lungo periodo.
Le politiche improntate al solo rigore, invece di stabilizzare il ciclo, stanno facendo avvitare su se stessa l’intera economia europea.
Perciò è indispensabile cambiare strategia, mantenendo la barra dritta sul risanamento con misure strutturali che agiscano nel tempo e che non impediscano di sostenere nell’immediato la domanda.
La raccomandazione è poi quella di non comprimere ulteriormente la domanda anche in considerazione della presenza di fenomeni già di contenuto recessivo come lo sgonfiamento delle bolle immobiliari, la riduzione della leva dei sistemi bancari e l’aggiustamento dei bilanci familiari.
La situazione dell’Italia è particolarmente grave dopo soli due anni di lento e parziale recupero dalla più profonda caduta degli ultimi ottant’anni. Il Centro Studi di Confindustria stima flessioni del PIL del 2,4% nel 2012 e dello 0,3% nel 2013, che seguono incrementi dell’1,8% nel 2010 e dello 0,4% nel 2011. Il 90% dell’arretramento di quest’anno è già acquisito nel secondo trimestre (-2,1%). La domanda totale interna è prevista in marcata contrazione: -4,3% (-1,0% nel 2011).
In particolare, i consumi delle famiglie diminuiscono nettamente (-2,8%), conseguenza della fiducia al minimo storico, dell’ulteriore riduzione del reddito reale disponibile, della restrizione dei prestiti e dell’aumento del risparmio precauzionale. Gli investimenti crollano dell’8,0% per effetto dell’estrema incertezza sulla domanda futura, dell’elevata capacità produttiva inutilizzata e dell’ accesso al credito bancario.
Inoltre, lo scenario nel 2012 è caratterizzato dal rallentamento del commercio mondiale, dovuto sia all’andamento degli scambi con l’estero delle economie emergenti, che restano comunque il più importante motore della crescita globale, sia, soprattutto, di quelli dell’Euroarea,che invece è il freno principale.
Il minor incremento della domanda estera incide sulle esportazioni italiane, che decelerano al +1,2% (dal +5,6% del 2011); l’export netto fornisce un contributo alla dinamica del prodotto italiano comunque molto positivo (pari a due punti percentuali) e superiore a quello degli anni precedenti, grazie al contestuale e significativo calo delle importazioni (-5,6%).
Alla fine del tunnel si vede però una luce, sia pure fioca. Nel 2013 il quadro migliorerà grazie a: politiche di bilancio meno restrittive, accelerazione del commercio globale (+4,5%) e nuove misure che dissolveranno i dubbi circa la sopravvivenza della moneta unica europea.
Queste ultime allenteranno rapidamente le tensioni finanziarie e il credit crunch, contribuiranno a far risalire la fiducia e innescheranno nel corso dell’anno una graduale ripresa dell’economia italiana.
Nota dolente sempre il tasso di disoccupazione che continuerà ad aumentare in tutto l’orizzonte di previsione, raggiungendo l’11,8% medio nel 2013, massimo storico da quando è in vigore la nuova rilevazione ISTAT sulle forze di lavoro (cioè dal quarto trimestre 1992).
Qual è la via d’uscita per il nostro Paese ?
Per Confindustria la rivoluzione del modo di operare della pubblica amministrazione è vitale per il rilancio dell’economia e per il percorso riformista Liberare l’Italia dal piombo della burocrazia è allora la via maestra per riportare il Paese su un alto sentiero di sviluppo.
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