Brescia, 21-23 giugno 2012
Riforma del lavoro, flessibilità, art. 18 e, in generale, le misure affinchè si possa rimettere in moto il mercato del lavoro. Sono stati questi i temi discussi in uno dei workshop organizzati in occasione del Festival del lavoro di Brescia. Oltre a Michel Martone -Vice Ministro del Lavoro-, Andrea Vianello, in una sorta di Agorà "in trasferta" , ha messo a confronto Raffaele Bonanni- Segretario Generale Cisl, Marina Calderone-Presidente dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro e del Cup-, Walter Passerini -giornalista e saggista-, Paolo Galimberti - Presidente dei giovani di Confcommercio-, Francesco Boccia e Gianluca Galletti- onorevoli rispettivamente del Pd e Udc.
Un confronto a piú voci a pochi giorni dall'approvazione definitiva, alla Camera, del Ddl Fornero che dovrebbe riformare il lavoro, anche se in molti piú che una riforma la giudicano una serie di norme che non riformano, ma probabilmente peggiorano ció che attualmente esiste. Un'approvazione, quella prevista alla Camera, di un provvedimento abbastanza "blindato" che servirà al Presidente del Consiglio -Mario Monti- di portarlo in dote di credibilitá alla Conferenza di Bruxelles del 28 e 29 giugno. A spiegare ció, infatti, ci ha pensato direttamente l'On. Angelino Alfano- segretario del Pdl e sostenitore autorevole del Governo dei tecnici- il quale pur schierandosi tra gli "scontenti" dei risultati del Ddl ha dovuto, gioco forza, ammettere di doverlo approvare a tutti i costi su esplicita richiesta del Presidente. E per giustificare ha ammesso: "sarà peró l'ultima volta che voteremo un provvedimento che non ci piace". Quasi a dire che la fiducia del primo partito che sostiene il Governo Monti è ormai a termine, o meglio ad obiettivi. Visto, comunque, che il provvedimento in esame alla Camera sarà abbastanza blindato, proviamo ad anticipare quali saranno le principal modifiche rispetto al testo originariamente presentato al Senato.
Flessibilità in entrata
Si allenta la stretta sui redditi prodotti con le partite IVA, attraverso l'introduzione della soglia minima di 18mila euro di reddito lordo annuale al di sopra del quale la collaborazione autonoma verrà considerata reale e non scatterà alcun obbligo di trasformazione del contratto. Passerà, poi,da sei a otto mesi il periodo di collaborazione utile a trasformare i, contratto, e ritenere la collaborazione stessa quale paravento di un rapporto di lavosubordinatamente, con una sola di corrispettivo piú alto rispetto al passato. Rimane, invece, confermato l'elemento della postazione fissa presso il "committente" che fa presumere, ad probationem, il rapporto di lavoro subordinato in luogo di quello autonomo.
Per i co.co pro. ,invece, viene introdotto il "corrispettivo base", che sarà calcolato sulla media dei contratti collettivi di riferimento, con l'aggiunta dell'una tantum, fino a 6 mila euro, per chi ha lavorato almeno sei mesi nell’ultimo anno.
Sul fronte apprendisti possibilità di assumere anche per quei datori di lavoro che non hanno trasformato a tempo indeterminato il 50% dei contratti di apprendistato nell’ultimo triennio, previsto inizialmente nella formulazione originaria del ddl.
Misure alleggerite, infine, anche per i contratti a termine con la durata che passa da sei mesi a un anno senza bisogno di alcuna causale giustificativa.
Flessibilità in uscita
Sul fronte flessibilità in uscita le modifiche rispetto al testo originario non stravolgono l'iniziale scrittura. Cambia, in positivo per i datori di lavoro, la discrezionalità del giudice nello stabilire il reintegro nei casi di licenziamenti disciplinari con l'eliminazione del riferimento alla legge ma non a quello relativo ai contratti collettivi). Anche la conciliazione obbligatoria nei casi di licenziamenti economici trova una nuova regolamentazione con il divieto di usare i periodi di malattia per prolungare i termini di cessazione del contratto.
Ammortizzatori sociali
Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali una novità riguarda l’Aspi ( assicurazione sociale per l’impiego) prevista dal ddl Fornero: la fase sperimentale durerà tre anni, dal 2013 al 2015, durante i quali il lavoratore licenziato potrà richiedere di ricevere l'Aspi in un'unica soluzione, al fine di avviare una nuova attività.
Per i disoccupati è di nuovo prevista l’esenzione dal ticket per basso reddito e per i propri familiari.
Altre misure
Diverse le novità introdotte dal Senato, in virtú degli emendamenti approvati in commissione.
Innanzitutto è prevista una delega al Governo per regolamentare normativamente la possibilità della partecipazione dei lavoratori agli utili e alla gestione dell’azienda, nonostante l'iniziativa di impresa e la partecipazione non sono proprio argomenti da prevedere con legge.
Sul congedo parentale,invece, si prevede la concessione di un giorno di congedo obbligatorio per i papà alla nascita del figlio, che si aggiunge alle 20 settimane a cui ha diritto la mamma, con la possibilità di beneficiare di altri due giorni (facoltativi) che invece si scaleranno dalle 20 settimane di maternità.
Si rafforza, poi, la norma che regola l'impedimento delle dimissioni in bianco e sui redditi di locazione, invece, si prevede il taglio della deducibilità Iroef ridotto al 7 per cento.
Sull’articolo 18, invece, è stata la stessa Fornero a precisare il senso lle modifiche apportate in Senato, dichiarando che : "abbiamo limitato alcune applicazioni eccessivamente punitive nei confronti delle imprese e quindi dei lavoratori e della loro occupabilità" con il risultati che la disciplina dei licenziamenti sarà ora "in linea con gli standard europei".
Nel corso del dibattito, al Teatro Grande di Brescia, argomento comune e condiviso, cosi come sostenuto da Marina Calderone, è stato quello di discutere un provvedimento, un insieme di norme (positive o negative che siano) che non possono , peró, definirsi una riforma del lavoro. "Manca una visione di sistema- per la Calderone- e con l'applicazione del ddl verrá meno la certezza del diritto". Una riforma- sempre secondo la Calderone- se vuole essere tale ha la necessità di avvalersi del parere dei tecnici e degli esperti, confidando peró nelle modifiche che verranno apportate nelle more del cd "decreto sviluppo" prima dell'estate. Anche per Walter Passerini cosi com'è stata formulata la riforma non potrà ottenere i risultati sperati, tanto da indurre lo scrittore a "chiedere l'aiuto dei Ris per trovare di chi è la paternità di questa riforma". Una critica che sottolinea la non condivisione, su nessun fronte, dell'operato del Dicastero Fornero al primo atto ufficiale sul tavolo legislativo. Raffaele Bonanni-dal fronte Cisl- auspica invece che "la norma venga approvata il prima possibile per evitare che si facciano altri danni" . Anche sull'art.18, che dovrebbe essere invece il cavallo di battaglia del Sindacato, Bonanni si esprime in modo contrario nel mettere al centro del problema un elemento che interessa il 5 per cento delle imprese italiane: "l'art 18 non porta nessun posto di lavoro" - ha sottolineato il massimo vertice del sindacato nazionale-.
Per Paolo Galimberti- espressione delle giovani imprese aderenti a Confcommercio- bisogna lavorare di piú per ridurre il cuneo fiscale tenendo ben presente che ogni dipendente è un patrimonio dell'azienda, e da nessuna parte c'è l'attesa di avere norme per facilitare i licenziamenti. Anche Boccia e Galletti, pur su prospettive diverse, sono d'accordo nel ritenere che la burocrazia frena lo sviluppo e che dai partiti ci vogliono atti di coraggio per superare questo momento d'impasse economica.
Anche su fronte esodati gli interventi sono stati quasi univoci nella direzione di trovare una soluzione e , soprattutto, capire qual è il numero preciso di chi necessita di assistenza perchè ad oggi si trova nel mezzo di un lavoro che non ha e una pensione che non arriva. Anche perchè, come sottolineato dalla Calderone, dietro gli "esodati" ci sono essere umani, famiglie e difficoltà amplificate rispetto a chi un lavoro ad oggi ancora ce l'ha, con l'aggravante che si discute degli esodati come una fronda di numeri e aritmetica da dover quadrare in un risultato che non scontenti nessuno.
A gettare acqua sul fuoco ci pensa peró Michel Martone giustificando l'operatività del Dicastero, di cui è il vice capo, con la necessità di fare qualcosa per aumentare l'occupazione. " Dalla Treu alla Biagi- ha sottolineato Martone- che effettivamente hanno creato dieci punti percentuali di occupazione, nulla è stato piú fatto e la contrazione delle assunzioni, nell'ultimo quinquiennio, necessitava di qualche intervento. In sei mesi- ha continuato il Vice Ministro- non si poteva fare di piú e piú che essere critici bisogna ora unirsi e tifare tutti insieme Italia". Della serie "stringiamci a coorte, siam pronti alla morte l'Italia chiamó".
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