La «Manovra Monti» risponde all’esigenza di operare in tempi rapidissimi per evitare il default del nostro Paese, ma l’esiguità del tempo concesso al Governo senz’altro non è stato sufficiente alla piena conoscenza degli ambiti di applicazione delle varie misure per cui potrebbe essere necessaria una sorta di supplemento d’istruttoria per evitare che la giusta, necessaria, responsabile partecipazione di ogni contribuente al risanamento di questo Paese non si trasformi per molti in un’opprimente ed insostenibile pretesa tributaria.
Questa condizione risulta particolarmente percepita dal settore agricolo, da un lato, marginalmente interessato dagli interventi a favore delle attività produttive (Ace, incremento alla deduzione IRAP per giovani e donne e deduzione integrale dell’IRAP sul costo del lavoro dal reddito imponibile) e, d’altro lato, fortemente coinvolto dal possibile incremento delle aliquote IVA, dall’incremento delle accise sui carburanti, dall’aumento dei contributi previdenziali, dall’avvio anticipato dell’imposta municipale propria.
L’introduzione dell’IMU, in particolare, a differenza di quanto previsto dalla «vecchia» disciplina ICI, interessa anche i fabbricati rurali (oltre che i terreni agricoli), contravvenendo ad uno dei principi sostanziali del diritto tributario, quello della doppia imposizione, che fino ad ora ha evitato che tali fabbricati venissero sottoposti ad autonoma imposizione in considerazione del fatto che il loro valore imponibile risulta espresso dal reddito dominicale del terreno cui sono asserviti per fini abitativi o funzionali allo svolgimento dell’attività agricola.
... di prossima pubblicazione sulla rivista "Agricoltura"