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giovedì 09 febbraio 2012 | twitter |
Ultimatum dell'UE

"A.D. 2012": fumo bandito da tutti i luoghi pubblici

Entro tre anni, tutti i Paesi europei dovranno dotarsi di strumenti legislativi interni idonei a garantire un elevato standard di qualità della salute a tutti i cittadini europei.

Il fumo sarà bandito nei luoghi pubblici al chiuso, sui trasporti pubblici, nei luoghi di lavoro. I bambini devono ricevere una tutela particolare contro il fumo passivo.

Se tutti gli Stati membri non rispetteranno le raccomandazioni della Commissione entro il 2012, l’esecutivo comunitario proporrà uno strumento legislativo vincolante, che li obbligherà a tutelare maggiormente i cittadini europei dai danni del fumo.

Attualmente, infatti, non esiste uno strumento legislativo vincolante che obblighi tutti gli Stati membri ad adottare normative antifumo; pertanto, le disposizioni interne antifumo variano da Paese a Paese ed i cittadini ne risentono notevolmente.

Basti pensare che in Spagna oggi è possibile fumare nei locali pubblici, in Italia è vietato, salvo nelle aree a ciò adibite, mentre in Irlanda vi è un divieto assoluto di fumare in tutti gli ambienti pubblici chiusi e sul posto di lavoro.

La nuova proposta di raccomandazione intende eliminare tale divario, invitando gli Stati membri ad adeguarsi spontaneamente ad una serie di direttive volte a tutelare la salute dei cittadini.

Si tratta di raccomandazioni e non di imposizioni, in quanto la raccomandazione rientra nella categoria degli “atti non vincolanti”, cui ricorre il legislatore comunitario in materie nelle quali o non ha il potere o non ritiene opportuno adottare atti vincolanti.

Nel caso di specie, benché l’art. 152 del TCE riconosca alle Istituzioni europee il potere di agire in materia di sanità pubblica, la Commissione ha evidentemente preferito ricorrere prima ad un atto di “soft law”, per poi eventualmente imporre regole vincolanti solo ove le raccomandazioni odierne non dovessero sortire l’effetto desiderato.

In materia di sanità pubblica infatti, l’azione della Comunità deve completare quella degli Stati membri, con la conseguenza che il legislatore comunitario ha il dovere di favorire l’azione del legislatore nazionale, intervenendo solo ove ciò sia assolutamente necessario (principio di sussidiarietà).

E’ quello che fa la Commissione con la proposta in commento: se gli Stati non si adeguano alle sue raccomandazioni entro il 2012, l’invito si trasformerà in un atto vincolante con obblighi e scadenze ben precisi per gli Stati membri.

Ma vediamo cosa raccomanda l’esecutivo comunitario con la proposta in commento.

Gli Stati membri sono invitati a garantire una tutela effettiva contro l’esposizione al fumo nei luoghi di lavoro e nei luoghi pubblici (al chiuso).

A tal fine, essi dovranno adottare e attuare, entro tre anni dall'adozione della raccomandazione, strumenti legislativi per proteggere appieno i loro cittadini dall'esposizione al fumo di tabacco nei luoghi pubblici chiusi, sul posto di lavoro e sui trasporti pubblici come indicato all'articolo 8 della Convenzione quadro per la lotta contro il tabagismo (vedi infra).

Essi dovranno altresì accrescere l'efficacia delle leggi antifumo mediante misure di sostegno come quelle volte a proteggere i bambini, a incoraggiare gli sforzi per rinunciare al tabagismo e l'introduzione di pittogrammi di avvertimento sui pacchetti di sigarette. Infine, la Commissione raccomanda di rafforzare la cooperazione a livello UE istituendo una rete di centri di riferimento nazionali per la lotta al tabagismo. Gli Stati membri dovranno monitorare costantemente i risultati delle proprie azioni e comunicare alla Commissione gli strumenti legislativi e tutte le azioni che intraprendono per la realizzazione degli obiettivi summenzionati.

La proposta non lascia adito a dubbi: entro il 2012 i cittadini europei dovranno essere tutelati dai danni del fumo su tutto il territorio comunitario.

Gli studi su cui si fonda la raccomandazione sono inquietanti: il fumo è la principale causa di morte “evitabile” in Europa. Nel 2002 sono morti 7.300 adulti di cui 2.800 non fumatori.

L’Unione si sta adoperando già da qualche tempo per combattere questa piaga tanto antica quanto persistente. All'inizio degli anni novanta diverse direttive UE sulla salute e la sicurezza sul posto di lavoro hanno definito certe restrizioni al fumo sul posto di lavoro.

Una risoluzione del Consiglio dell’1989 e la raccomandazione sulla prevenzione del fumo di tabacco del 2002 (2003/54/CE) hanno sollecitato gli Stati membri ad assicurare una protezione dall'esposizione al fumo ambientale di tabacco nei posti di lavoro chiusi, nei luoghi pubblici chiusi e sui trasporti pubblici.

Al fine di ridurre il fumo rendendo noti i danni che esso provoca alla salute, la direttiva 2001/37/CE disciplina la lavorazione, la presentazione e la vendita dei prodotti del tabacco; mentre decisione 2003/641/CE ha ad oggetto l’impiego di fotografie a colori o altre illustrazioni quali avvertenze per la salute sulle confezioni di prodotti del tabacco.

Oltre alle misure d'ordine legislativo, sono state avviate alcune campagne mediatiche contro il fumo del tabacco, tra le quali si segnala l’ultima: "HELP": Per una vita senza tabacco". Dal sito: è possibile ricevere l’aiuto di esperti per smettere di fumare, per non cominciare e per tutelarsi dal fumo passivo. Nel 2007 la Commissione ha avviato un dibattito pubblico sul modo migliore per promuovere ambienti senza fumo nell'UE attraverso il suo Libro verde: "Verso un'Europa senza fumo: opzioni per un'iniziativa dell'Unione europea".

Sulla base dei risultati di tale consultazione, è nata la proposta in commento, che attesta la necessità di adottare misure più stringenti per rispettare il diritto di tutti i cittadini europei ad un alto livello di protezione della salute.

Sul piano internazionale, il primo trattato avente ad oggetto la salute pubblica è la Convenzionequadro dell'OMS contro il tabagismo, adottata il 21 maggio 2003 durante la 56ma sessione dell’Assemblea dell’OMS, la quale è stata ratificata finora da 164 parti, tra cui la Comunitàe 26 dei suoi Stati membri.

La Convenzione fornisce agli Stati parte gli strumenti di base per attuare una corretta politica di controllo del tabacco. Le disposizioni fondamentali prevedono:
•il divieto totale di pubblicizzare, promuovere e sponsorizzare il tabacco;
•l’obbligo di apporre avvisi sui rischi del tabacco sulle confezioni che coprano almeno il 30 per cento della superficie della confezione stessa;
•il divieto dell’uso di termini fuorvianti o ingannevoli come “light” e “mild”, che possono creare confusione nel consumatore;
•la protezione dei cittadini dall’esposizione al fumo nei posti di lavoro, sui mezzi di trasporto pubblico e nei locali pubblici;
•l’adozione di misure volte a eliminare la fabbricazione illegale di sigarette e il contrabbando;
•l’aumento delle tasse sul tabacco. La CE guida i negoziati sul protocollo della Convenzione quadro relativo al traffico illecito di tabacco e svolge un ruolo attivo nel processo di attuazione della Convenzione.

Alla luce di tutte le iniziative degli ultimi anni, è oramai chiaro che i fumatori non avranno vita facile (forse non avrebbero mai dovuto averla), eppure sino a qualche decennio fa il fumo era considerato un simpatico vezzo, che compariva in TV e sui Mass Media, simboleggiando spesso emancipazione e cultura (soprattutto nelle donne).

Oggi per fortuna questo non accade più e se da un lato ci si deve rallegrare che certe mode passino, dall’altro è forte il dubbio che certe mode passano solo quando il danno patrimoniale dello Stato (per le spese sanitarie) supera i proventi derivanti dalla vendita del tabacco. .

(Raccomandazione Commissione CE 30/06/2009)
09/07/2009
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