In presenza di una Commissione europea in fine mandato e di un Parlamento europeo (PE) rinnovato a cui il Trattato di Lisbona entrante ne rafforza i poteri, e della comunicazione “Riformare il Bilancio, cambiare l’Europa” che, nella formulazione nota, non è un documento-progetto della Commissione europea in fine mandato, bensì un progetto dei suoi servizi interni che potrebbe essere ripresa e sviluppata dalla prossima Commissione Barroso II – sul quale essa intende pronunciarsi il 24 novembre, e quindi potrebbe essere riveduto o persino ritirato – le forze politiche e gli ambienti interessati hanno reagito e le proteste più accese provengono da due direzioni: i sostenitori della politica di coesione, considerata un elemento essenziale della solidarietà comunitaria e i difensori dell’agricoltura europea.
Politica di coesione
Il capitolo del progetto relativo alla politica regionale è stato inteso come la liquidazione di ciò che l’Europa ha fatto, e continua a fare, per ora, in favore della politica di coesione economica.
Secondo un primo calcolo effettuato il risultato degli orientamenti proposti dal documento sarebbe che i due terzi delle regioni europee che attualmente beneficiano della politica di coesione ne sarebbero esclusi: più di 200 regioni su 273.
La politica regionale non sarebbe più europea, ma diventerebbe nazionale (cosa che ha già provocato la reazione del PE e da parte delle organizzazioni regionali: Assemblea delle Regioni d’Europa e Conferenza delle Regioni marittime).
Il Comitato delle Regioni, organismo comunitario, non ha ancora reagito: deve aspettare che il documento sia definitivo per farlo, non avendo il progetto alcun valore giuridico.
Comunque il suo presidente Luc Van den Brande ha già detto che il Comitato non accetterà mai che gli obiettivi del Trattato di Lisbona in materia di coesione regionale siano abbandonati.
Politica agricola europea
Quanto all’aspetto agricolo, al progetto di documento dei servizi della Commissione europea viene rimproverato di voler ridurre drasticamente la dotazione finanziaria della PAC, in particolare gli aiuti diretti e i meccanismi d’intervento sul mercato. Inoltre le spese risulterebbero in gran parte nazionali, in particolare attraverso un co-finanziamento degli aiuti diretti.
Gli osservatori si interrogano sull’opportunità, per la Commissione europea attuale di adottare un documento del genere proprio quando il suo mandato sta per scadere e che deve gestire l’ordinaria amministrazione.
D’altronde il fatto che il documento non porta la firma del presidente Barroso, confermato alla presidenza della Commissione europea per altri 5 anni, lascia intendere che il suo fine sia solo quello di suscitare le reazioni degli ambienti interessati in vista della versione definitiva del testo che verrà proposto al nuovo PE dove i difensori della politica di coesione e della PAC potranno esercitare le idonee pressioni su queste due importanti politiche comunitarie.