Con un parere emesso lo scorso 8 marzo 2011, la Corte di Giustizia stronca l’iniziativa del Consiglio di creare un Tribunale competente sulle controversie relative al brevetto europeo. Le competenze del nuovo Tribunale invaderebbero l’area di azione della Corte di Giustizia UE, questo essenzialmente il motivo per cui la Corte dichiara incompatibile con il diritto europeo l’accordo volto all’istituzione del Tribunale dei brevetti. Il progetto di accordo che il Consiglio ha sottoposto al parere della Corte nel giugno del 2009, nasce nel nell’ambito del dibattito sulla riforma del brevetto europeo.
Si ricorderà, infatti, che dopo il fallimento della proposta di adottare un regolamento sul brevetto europeo, nel gennaio del 2006 la Commissione Europea ha lanciato una consultazione sulla futura politica in materia di brevetti in Europa ed il Parlamento Europeo ha risposto adottando una risoluzione nell’ottobre dello stesso anno.
Successivamente, in seguito all’adozione da parte della Commissione della comunicazione: “Migliorare il sistema dei brevetti in Europa”, nel 2009 il Consiglio ha adottato alcune conclusioni sulle principali caratteristiche del futuro sistema dei brevetti, comprendente l’istituzione di un sistema unico di risoluzione delle controversie in materia di brevetti, e la creazione di un brevetto UE valido in tutta l’Unione Europea.
I due progetti proseguono parallelamente: nel marzo 2009 la Commissione adotta una raccomandazione del Consiglio per essere autorizzata ad avviare trattative sul progetto di accordo con i Paesi terzi, e, nel giugno dello stesso anno il Consiglio chiede alla Corte di giustizia di esaminare la compatibilità del progetto di accordo alla luce dei Trattati dell'UE.
Intanto, la Commissione, nel giugno 2010 adotta una proposta di regolamento sul regime di traduzione del brevetto dell’Unione europea, nella quale propone un regime linguistico fondato sul trilinguismo (francese, inglese, tedesco).
Tuttavia, proprio a causa delle preoccupazioni di Spagna e Italia legate al trilinguismo (in luogo del multilinguismo) le trattative sull’adozione del brevetto europeo falliscono nuovamente. A questo punto, 12 Stati membri decidono di ricorrere alla procedura di cooperazione rafforzata per creare un sistema unitario di brevetti. Successivamente, tutti gli altri Stati, ad eccezione dell’Italia e della Spagna, decidono di partecipare alla procedura.
Lo scorso 15 febbraio il Parlamento ha approvato il progetto di decisione di ricorrere alla procedura di cooperazione rafforzata in materia di brevetto comunitario. Il 10 marzo anche il Consiglio ha dato la sua autorizzazione. Pertanto, adesso si attende solo la proposta della Commissione sul regolamento che disciplinerà il brevetto europeo.
Sul fronte dell’istituzione di un Tribunale dei brevetti, invece, il parere emesso lo scorso 8 marzo dalla Corte di Giustizia, blocca qualunque ulteriore passo: la Corte ha infatti dichiarato che il nuovo Tribunale dovrebbe interpretare e applicare non solo le disposizioni dell’accordo volto alla sua istituzione, ma anche il futuro regolamento sul brevetto comunitario, unitamente ad altri atti del diritto dell’Unione, come i regolamenti e le direttive riguardanti altri regimi di proprietà intellettuale, nonché le norme del Trattato FUE concernenti il mercato interno e il diritto della concorrenza.
Il nuovo Tribunale subentrerebbe inoltre ai giudici nazionali, privandoli della facoltà di adire la Corte in via pregiudiziale nelle materie di sua esclusiva competenza. Insomma, l’accordo progettato dal Consiglio, snaturerebbe le competenze attribuite alle Istituzioni dell’UE e agli Stati membri, con la conseguenza che esso viene dichiarato incompatibile con il diritto dell’UE.
La Commissione ha già annunciato di voler trovare al più presto possibile, soluzioni “adeguate per far progredire il sistema di risoluzione in materia di brevetti”.