La Commissione ha avviato, sulla base del Libro verde, un’ampia consultazione pubblica sulla modernizzazione della politica dell’UE in materia di appalti pubblici, al fine di allineare tale politica alla strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.
Alla luce dell’esperienza acquisita nell’audit degli appalti pubblici, la Corte ritiene che i frequenti problemi di inosservanza, forieri di errori significativi con ripercussioni sulla legittimità e la regolarità delle operazioni, derivino dalla debole applicazione delle norme esistenti e che permanga un notevole margine di miglioramento sul piano attuativo.
La Corte saluta favorevolmente l’opportunità di contribuire al dibattito e di condividere la propria esperienza in questo campo, sia in qualità di revisore esterno del bilancio dell’Unione europea, sia in quanto istituzione pubblica che agisce come amministrazione aggiudicatrice.
In sintesi, la Corte accoglie con favore, sia in qualità di revisore esterno del bilancio dell’Unione europea, sia in quanto istituzione pubblica che svolge anche un ruolo di amministrazione aggiudicatrice, l’opportunità di contribuire al dibattito aperto basato sul Libro verde della Commissione sulla modernizzazione della politica dell’UE in materia di appalti pubblici.
L’esperienza acquisita nell’audit degli appalti pubblici induce la Corte a ritenere che i frequenti problemi di inosservanza siano connessi a una debole applicazione delle norme esistenti e che vi sia ancora un notevole margine di miglioramento sul piano attuativo.
La Corte osserva che gli obiettivi enunciati dal Libro verde, oltre ad essere ambiziosi, sono molto numerosi e talvolta contrastanti.
Una tale profusione impone una scelta ragionata, in considerazione del fatto che l’aumentare dei costi e della complessità possono comportare ulteriori rischi per l’efficacia sotto il profilo dei costi e il rispetto della normativa.
La Corte rileva che potrebbero essere apportati alcuni miglioramenti per ridurre gli oneri amministrativi, tanto per le amministrazioni aggiudicatrici quanto per le imprese; ciò non dovrebbe però pregiudicare i principi fondamentali della parità di accesso, della concorrenza leale e dell’impiego efficiente dei fondi pubblici.
Talune lacune e aspetti oscuri o ambigui dell’attuale quadro giuridico comportano dei rischi per la certezza giuridica di tutti gli operatori e per l’integrità delle procedure.
È necessario pertanto che le norme siano enunciate con maggior chiarezza.
A cura della Redazione
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(Parere Corte dei conti 26/05/2011, n. 4)