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martedì 22 maggio 2012 | twitter |
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Ambiente e diritto comunitario

Ambiente, Italia sorda ai richiami dell'UE

Dall’Ue ancora richiami all’Italia per le violazioni in tema ambientale. Nel pacchetto di infrazioni del mese di novembre, la Commissione europea porta avanti una serie di azioni legali (ben 317 decisioni!) nei confronti di tutti e 27 gli Stati membri dell’UE per il mancato rispetto degli obblighi discendenti dal diritto comunitario a discapito dei cittadini e delle imprese.

Appare significativo che, ancora una volta, la maggior parte delle decisioni intraprese nei confronti del nostro paese riguardino l’ambiente ed in particolare le norme in materia di sostanze chimiche, prodotti fitosanitari, qualità dell’aria, trattamento delle acque reflue e rendimento energetico degli edifici.

Proviamo a ripercorrere sinteticamente i contenuti di alcune delle decisioni prese contro l’Italia, riservandoci di intervenire prossimamente con dei contributi di approfondimento per le iniziative più interessanti.

Bisogna aggiornare la legislazione sulle sostanze chimiche alla direttiva 2008/112/CE

In questo caso, l’Italia non è la sola a non aver rispettato il diritto comunitario ma le fanno compagnia Francia, Lussemburgo e Slovenia.

A tutti la Commissione europea ha chiesto di aggiornare le rispettive leggi sulle sostanze chimiche al fine di conformarsi alla direttiva 2008/112/CE relativa alla classificazione, all'etichettatura ed all'imballaggio delle sostanze e delle miscele, dato che il termine all’uopo previsto (1° aprile 2010) è ormai trascorso (in verità, gli Stati potrebbero anche aver semplicemente omesso di informare ufficialmente la Commissione di aver intrapreso le misure necessarie a conformarsi ai dettati europei).

Se i quattro Stato europei non rispondono nei prossimi due mesi, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia europea.

Per quanto ci riguarda, si rileva che la direttiva 2008/112/CE figura tra quelle indicate nell'allegato B della “Comunitaria 2009” (Legge 4 giugno 2010, n. 96 - G.U. 25 giugno 2010, n. 146) per le quali è stata data apposita delega al Governo per il loro recepimento.

Polveri sottili: deferimento alla Corte UE per il mancato rispetto delle norme a tutela della qualità dell'aria

In questo caso, il procedimento contro l’Italia è in una fase già più avanzata.

Dato che l’Italia – insieme a Cipro, Portogallo e Spagna – non ha fino ad ora dimostrato di affrontare in modo efficace il problema delle emissioni eccessive del particolato fine (PM10), la Commissione europea, su raccomandazione del commissario per l'ambiente Janez Potočnik, ha deciso di ricorrere alla Corte di giustizia.

In questo caso bisognava adeguarsi alla direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa già entro il 2005 e gli Stati membri potevano chiedere di essere esentati dall'obbligo di rispettare i limiti in materia di PM10 fino al giugno 2011.

Tale esenzione, però, è subordinata al rispetto di una serie di condizioni che nel caso di questi quattro paesi non si ritiene che siano state rispettate.

Sul deferimento alla Corte si è espresso duramente il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza il quale ha affermato che “Nonostante i ripetuti allarmi e le annuali segnalazioni di Legambiente sull’emergenza polveri, il Governo italiano si è ben guardato dall'agire con un piano nazionale di interventi concreti mirati al miglioramento della viabilità generale e del trasporto pubblico in particolare. Ora pagheremo due volte. Con i nostri polmoni e con il nostro portafoglio. La multa europea sarà, infatti, ben superiore al risparmio previsto dai tagli indiscriminati di Tremonti all’ambiente e alle politiche di disinquinamento e ci toccherà pagare con le nostre tasche” (Fonte ASCA).

Per completezza, si rileva che di recente ha concluso il suo iter l’atto che ha recepito la direttiva 2008/50/CE: si tratta del D.Lgs. n. 155 del 13 agosto 2010 (G.U. n. 216 del 15 settembre 2010 suppl. ord.) che era stato approvato dal Consiglio dei Ministri n. 103 del 30 luglio 2010 (schema di decreto legislativo recante “Attuazione della direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008, relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa”- A.S. n. 224).

Fiume Olona, mancato rispetto di una sentenza della Corte Ue del 2006 sul trattamento delle acque reflue

Questa volta il sollecito della Commissione europea all'Italia riguarda un caso particolare (e non parliamo dell’emergenza rifiuti della Campania) rilevato nel nord del paese da molti anni ma non ancora risolto: la normativa di riferimento è addirittura del 1991 dato che si tratta della direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane.

Alla stregua di ciò dovevano essere prese una serie di misure a protezione del bacino del fiume Olona, nella provincia di Varese, sottoponendo a trattamento tutte le acque reflue urbane.

Si tratta in pratica di far in modo che tutte le abitazioni della zona siano collegate alla rete fognaria e le acque reflue vengano raccolte trattate prima di essere scaricate nel fiume.

Quattro anni dopo una specifica sentenza di condanna della UE (Corte di Giustizia, Sez. VI, 30 novembre 2006, causa C-293/05), l'Italia non si è ancora conformata a quanto prescritto.

Ora la Commissione, su raccomandazione del commissario per l'ambiente Janez Potočnik, ha inviato una lettera di costituzione in mora.

Anche in questo caso l'Italia ha due mesi per agire, trascorsi i quali, però, in caso di inadempienza, potrebbero scattare pesanti sanzioni pecuniarie.

La normativa italiana sul rendimento energetico degli edifici non è ancora pienamente rispettata

Il 24 novembre 2010 la Commissione europea ha chiesto formalmente all'Italia e alla Spagna di applicare integralmente la legislazione europea relativa al rendimento energetico degli edifici.

In particolare, per quanto ci riguarda, la Commissione ritiene che: le norme italiane in materia di rilascio degli attestati di rendimento energetico degli edifici non rispondono alle esigenze fissate dalla direttiva; l'Italia non abbia adottato alcuna misura relativa all'obbligo di ispezioni periodiche degli impianti di condizionamento dell'aria per valutarne il rendimento.

Sicurezza alimentare: mancato recepimento della direttiva 2010/34/UE che estende l'utilizzo del penconazolo

L’Italia non ha dato attuazione alla direttiva 2010/34/UE entro il 30 giugno 2010, come previsto e perciò è venuta meno ai suoi obblighi di Stato membro dell’UE.

In concreto, il nostro paese non ha comunicato le misure di attuazione della direttiva 2010/34/UE per quanto riguarda l'estensione dell'utilizzo della sostanza "penconazolo" e perciò la Commissione europea ha inviato all'Italia un parere motivato sollecitandola formalmente ad intervenire per ottemperare al diritto UE: in mancanza di una risposta soddisfacente nei prossimi due mesi, la Commissione potrà decidere di deferire l'Italia alla Corte europea di giustizia.

Una buona notizia dalla UE, va bene la legge italiana sulla pensione a 65 anni per le donne

Tra le tante tirate d’orecchio almeno un “bravo” ce lo siamo meritati, ma non in materia ambientale. La Commissione europea ha, infatti, espresso soddisfazione per la notifica, da parte della Grecia e dell'Italia, di misure volte ad applicare la legislazione UE sull'età pensionabile: in entrambi i paesi vi erano delle disparità di trattamento riguardo all'età pensionabile per i dipendenti pubblici di sesso maschile e femminile che violavano il principio della parità di retribuzione sancito dall'art. 157 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE).

In particolare, l’Italia al fine di correggere tali discriminazioni ha adottato nel luglio 2010 una legge sull'aumento dell'età pensionabile per le donne nella PA, in virtù della quale, a partire dal 1° gennaio 2012, sia gli uomini che le donne andranno in pensione a 65 anni.

La misura è stata inclusa nella “manovra correttiva 2010” di cui al D.L. 31 maggio 2010, n. 78, “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica", convertito con la Legge 30 luglio 2010, n. 122).

Apprezzando la nuova “ritardata pensione” delle donne italiane, la UE ha deciso di chiudere il relativo procedimento d’infrazione.

26/11/2010
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