La riforma del Cnel incontra problemi di applicazione. Il DPR non è ancora pubblicato. La riduzione del numero dei consiglieri è giudicata inadeguata e irragionevole, forse incostituzionale. Occorre un diverso criterio di riparto ed un clima disteso per affrontare il problema.
Ridurre i costi della politica e ridurre i costi della pubblica amministrazione. Questo imperativo che accompagna, da un governo all’altro, la vita politico amministrativa del Paese ha avuto già occasione di trovare adeguata applicazione in diverse occasioni. Valga per tutti, quale esempio di rilievo, la abolizione dell’Istituto del Commercio Estero.
In questi giorni è in corso anche una travagliata discussione in ordine alla riduzione degli emolumenti e dei vitalizi, appannaggio degli onorevoli parlamentari e senatori. Certamente laddove si chiede al Paese un sacrificio è buon costume dare l’esempio e in ogni caso giusto eliminare sprechi e privilegi. La riduzione del numero dei consiglieri del CNEL si inquadra perfettamente in questa logica. Da quanto si capisce, in questo caso, il perseguimento di questo obiettivo non è certo così semplice come il legislatore aveva prefigurato, tutt’altro.
La premessa di tutto, acclarato che il CNEL è costituito in base all’art. 99 della Costituzione, è la manovra economica di agosto.
Il decreto legge n.138 del 13 agosto, trasformato in legge n. 148 del 14 settembre successivo, mette mano alla composizione del Consiglio del CNEL riducendone il numero a 70 ricomprendendovi il Presidente, ovvio, ed il Segretario Generale, forse meno ovvio. Del tutto scontato è invece il fatto che il provvedimento non ha modificato la Costituzione, quanto la legge n. 936/86.
Nota agli addetti ai lavori è stata importante poiché ha offerto nuovo impulso al Consiglio, ne ha riordinato funzioni, offrendo nuove opportunità.
Ad oggi la composizione è così definita: 99 consiglieri ripartiti fra le categorie sociali, del lavoro e della impresa, 12 esperti, 10 del terzo settore quali associazioni della assistenza sociale e del volontariato.
Mentre i 99 sono designati dalle diverse organizzazioni di categoria ( da Confindustria a Cgil, da ReteImpresa alla Confederazione Italiana Agricoltori), 8 esperti sono nominati dal Presidente della Repubblica e 4 dal Presidente del Consiglio. I 10 del Terzo settore, di fatto sono indicati dal Ministro del Lavoro.
La nuova ripartizione è stabilita attraverso un Decreto del Presidente della Repubblica che emana specifico regolamento di ripartizione. Tale regolamento risulta essere emanato, cioè controfirmato dal Presidente Napolitano il 15 novembre, ma non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Perché? Due sono le questioni, entrambe, di sicuro rilievo.
La prima riguarda il nuovo criterio di riparto che pare prevedere - il condizionale è d’obbligo - una riduzione a 45 membri delle esclusive categorie produttive, le quali dovrebbero, per questo, ridimensionarsi con evidenti e conseguenti problemi di riparto interno. Per le altre categorie di consiglieri invece nessuna riduzione.
Inoltre viene posto un problema di coerenza e ragionevolezza.
Il CNEL è organismo costituzionale dove sono rappresentati e discussi al massimo livello i problemi della economia, del lavoro e del sistema produttivo. Non si capisce perché quindi la riduzione dei consiglieri sia addebitabile solo proprio a quelle categorie che invece dovrebbero rappresentarne la qualità di fondo.
La seconda riguarda il carattere dell’intervento legislativo che per diverse ragioni viene ritenuto di fatto incostituzionale sia per composizione alterata, sia per vacanza di operatività in attesa della nuova nomina dei consiglieri, sia per incoerenza di motivazioni. In sostanza sono giudicate come evidenti e particolarmente giustificate le valutazioni in ordine alla irragionevolezza della intera operazione giudicata lesiva delle prerogative e delle funzioni costituzionali del Consiglio.
La situazione è obiettivamente complessa anche perché lo stesso Consiglio del Cnel si era espresso, a suo tempo, per una autoriforma: riduzione a 70 consiglieri, ma ripartita proporzionalmente fra tutti. In corso di discussione è invece arrivato l’art. 17 del decreto di agosto. Il Consiglio del Cnel, riunitosi pochi giorni fa, è stato molto acceso.
Chi c’era lo descrive con aggettivazioni ben più colorite.
In conclusione la decisione di proporsi alla Corte Costituzionale per conflitto di attribuzione e la riconvocazione con un ordine del giorno che preannuncia altrettante colorite discussioni.
Il tema non è di poco conto, siamo pur sempre in ambito costituzionale, e la situazione di conflitto nei suoi Organismi di alto livello, non contribuisce al necessario clima di concordia che serve al Paese.
Inoltre siamo in uno specifico ambiente legislativo predisposto al fine di semplificare e risparmiare ‘tempo e denaro’. Probabile che nessuno di questi obiettivi, almeno a breve, verrà conseguito.