Log in

mercoledì 23 maggio 2012 | twitter |
Condividi
L'Opinione
Processo civile

Lite temeraria, danni morali ''automatici'' per chi la subisce

di Antonio Ciccia , Alessio Ubaldi
Una volta riconosciuta la temerarietà della lite, è scontata l'esistenza, oltre che dei danni patrimoniali, dei danni non patrimoniali, nella forma della lesione dell'equilibrio psico-fisico del soggetto coinvolto in una lite rivelatasi inutile e pretestuosa.

Il principio summenzionato rappresenta l'epicentro dell' ordinanza n. 20995 del 12 ottobre 2011, emessa dalla Corte di Cassazione, in riforma di una statuizione del tribunale di Catanzaro che, in una lite rivelatasi inutile, ha negato, per mancanza di prova, la sussistenza dei danni risarcibili in virtù di quanto disposto in tema di responsabilità aggravata ex art. 96. c.p.c.

Per il giudice di merito, infatti, non vi è stata prova, nel caso di specie, della “concreta ed effettiva esistenza di un danno in conseguenza del comportamento processuale della parte medesima”.

Con la decisione in rassegna, la Corte di legittimità torna sull'intricata questione della lite temeraria è sulla forza espansiva della dizione dell'art. 96 c.p.c. in punto risarcimento danni.

La responsabilità aggravata è stata inizialmente inquadrata nell'alveo del torto di matrice extracontrattuale, con la relativa regola processuale dell'onere della prova (su an e quantum dei danni) incombente sulla parte intenzionata a farla valere.

Tale inquadramento, tuttavia, stante la difficoltà di adempiere proficuamente all'onere probatorio, ha trovato il dissenso di molte voci, in dottrina come in giurisprudenza, che ha determinato, sotto la spinta di una interpretazione costituzionalmente orientata, lo sbilanciamento verso un nuovo convincimento.

Si è così passati a considerare la citata responsabilità come un predicato del principio della ragionevole durata del processo, incastonato all' art. 111 della Carta Costituzionale, quale risposta sanzionatoria voluta dall'ordinamento a fronte di un comportamento lesivo degli interessi della collettività.

Promuovere azioni giudiziarie pretestuose o resistere alle domande avversarie mediante condotte tese al mero procrastinamento dei tempi della giustizia sono comportamenti che integrano forme di “abuso del diritto”, nella forma dello sviamento dalla funzione per il quale il diritto di difesa è stato riconosciuto, come tali non tollerabili dal legislatore italiano ed europeo.

Tralasciando i presupposti oggettivi e soggettivi richiesti al fine di attivare la domanda risarcitoria ex art. 96 c.p.c., preme, qui, soffermarsi sull'entità del risarcimento del danno da doversi riconoscere al soggetto leso.

L'ordinanza riporta una soluzione della giurisprudenza di legittimità che milita a favore della portata espansiva della dizione “danni” cristallizzata all'art. 96 c.p.c. Il plurale usato dal legislatore, secondo la Corte, non è usato casualmente.

Esso comprende, anzitutto, i danni patrimoniali, i quali traggono origine dall'essere obbligati a contrastare una ingiustificata iniziativa dell'avversario che, peraltro, non trovano compensazione nella corresponsione delle mere spese e degli onorari del difensore della parte vittoriosa.

Ciò in base all'assunto per il quale le spese di lite e degli onorari riguardano il rapporto che si consuma tra cliente e difensore e non già quello intercorrente tra cliente e controparte processuale. In tal senso, la giurisprudenza vuole tracciare una linea di demarcazione tra la regola secondo la quale il pagamento delle spese di lite grava sulla parte soccombente e quella prevista per il risarcimento dei danni patrimoniali derivanti da responsabilità aggravata che vuole tutt'altri estremi applicativi.

Quanto all'ammontare dei danni patrimoniali non è necessario che vi sia una esatta quantificazione. In assenza di una dimostrazione concreta e specifica, è il giudice, nel caso concreto, ad indicare una somma in via equitativa nell'ambito del suo potere discrezionale.

Ai danni patrimoniali devono sommarsi quelli non patrimoniali.

La Corte di Cassazione, in tal senso, insiste sull'esistenza, suffragata da massime di esperienza, di un nesso causale, di tipo “fisiologico”, tra le due tipologie di danno.

Quelli non patrimoniali, da tradursi quale lesione dell'equilibrio psico fisico della parte inutilmente coinvolta nel giudizio, sono, secondo la Corte capitolina, una conseguenza diretta dei danni patrimoniali i quali, per loro natura, causerebbero “ex se anche danni di natura psicologica”.

I danni non patrimoniali risarcibili, anche in questo caso, non sono solo quelli previsti dalla legge (art. 2059 c.c.) ma tutti quelli lesivi di interessi di rango costituzionale riconducibili alla sfera della persona, ancorchè non tipizzati.

Si tratta, perlopiù, del danno esistenziale, specie per la “perdita di tempo” che il processo genera, sottraendo il soggetto leso ad attività alternative che lo doterebbero di una qualità di vita sicuramente migliore.

Come riportato in altri arresti giurisprudenziali, anche quest'altra categoria di danni trova una quantificazione in via equitativa, sulla base degli elementi desumibili dagli atti di causa, così come previsto, in modo analogo, per il risarcimento dei danni derivanti dalla eccessiva durata del processo, eventualità disciplinata dal “legge Pinto”.

Copyright © - Riproduzione riservata

11/01/2012
Condividi
Questo articolo è tratto da:
Newsletter
Resta aggiornato con la newsletter IpsoNews
0 Commenti

Utente
Commento
Data
Scrivi il tuo commento
Sull'argomento: Diritto processuale civile
Giurisprudenza italiana - DVD Raccolta delle Annate 1990-2011
Editore: Utet Giuridica
€ 340,00 +IVA (-50%) € 170,00 +IVA
Memento Pratico - Procedura civile 2012
Editore: Ipsoa Francis Lefebvre
€ 109,00 (-10%) € 98,00
Formulario ipertestuale commentato del processo civile
Editore: Utet Giuridica
€ 150,00 (-15%) € 127,50
Processo civile: la semplificazione dei riti
Editore: Ipsoa
€ 21,00
Versione eBook € 14,70 +IVA
Il processo civile telematico
Editore: Utet Giuridica
€ 35,00 (-10%) € 31,50
Codice di procedura civile commentato
Editore: Ipsoa
€ 330,00 (-15%) € 280,50
Versione eBook € 165,00 +IVA
Le prove civili
Editore: Utet Giuridica
€ 90,00
Il procedimento di cognizione ordinaria
Editore: Cedam
€ 75,00
Versione eBook € 52,50 +IVA