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giovedì 09 febbraio 2012 | twitter |
L'Opinione
Articolo 45 e rinnovabili

La stretta recessiva di un provvedimento anticrisi

Ing. Cesare Fera - AD di Fabbrica Energie Rinnovabili Alternative S.r.l.
La discussione intorno all'articolo 45 della c.d. "manovra anticrisi" ha gettato sull'intero settore delle energie rinnovabili un'ombra di instabilità. Anche se alla discussione non è seguita la conversione, gli investitori hanno percepito quanto profondamente questo mercato sia condizionato dall'arbitrarietà di uno scenario politico incerto e disposto a infliggere duri colpi ad intere filiere produttive, incurante delle conseguenze sul sistema paese

La discussione intorno all’articolo 45 della c.d. “manovra anticrisi” ha gettato sull’intero settore delle energie rinnovabili un'ombra di instabilità. Anche se alla discussione non è seguita la conversione, gli investitori hanno percepito quanto profondamente questo mercato sia condizionato dall’arbitrarietà di uno scenario politico incerto e disposto a infliggere duri colpi ad intere filiere produttive, incurante delle conseguenze sul sistema paese. 

Lo scenario prima …  

Dal 1999, il meccanismo incentivante dei Certificati Verdi è alla base dei business plan degli operatori del comparto eolico, tra i quali Fabbrica Energie Rinnovabili Alternative. Gli effetti immediati dell’abrogazione dell’obbligo di riacquisto da parte del GSE, in assenza di un adeguamento coerente della quota d'obbligo in capo ai produttori di energia da fonte fossile, si sarebbero concretizzati in una drammatica riduzione del fatturato (sino a -50%, in caso di mancato assorbimento dei certificati prodotti dal mercato; circa -25% a livello di sistema) e nella conseguente immobilizzazione di una gran parte della capacità progettuale, anche pregressa. In estrema sintesi, una possibile condanna per le pmi del comparto. L'eccesso di offerta sul mercato avrebbe ridotto il valore dei CV a zero, e sarebbe stata la fine delle energie rinnovabili in Italia. Chi vi aveva investito sino ad ora, "scottato" da una simile modifica al sistema, avrebbe potuto decidere di allontanarsi dall'Italia per molto tempo. La manovra, per come si era profilata, rendeva verosimili fallimenti (i piani finanziari erano studiati contemplando i CV) e licenziamenti; inoltre gli impianti costruiti, con il taglio dei costi anche sulla manutenzione, si sarebbero fermati. Gli obiettivi comunitari per il 2020 sarebbero diventati irraggiungibili: un’eventualità, quest’ultima che potrebbe comportare per l’Italia multe pesantissime, nell’ordine di miliardi di euro.   

… e dopo la conversione del D.L. 78/2010  

Il Senato, con l’approvazione del maxi-emendamento dello scorso 15 luglio, ha ripristinato l’obbligo di acquisto dei Certificati Verdi, stabilendo però una riduzione della spesa annuale del 30%. Per il settore delle rinnovabili, il pericolo di un tracollo subitaneo è stato certamente scongiurato. Per il comparto eolico, in particolare, si auspica ora un rasserenamento, soprattutto per gli operatori che hanno sempre lavorato rispettando la normativa e le caratteristiche paesaggistiche, naturalistiche e storico-architettoniche del territorio. Il loro apporto alla crescita segnata nel 2009 è stato determinante: 30%, un anticiclo positivo rispetto alla recessione che il nostro paese sta attraversando. Se il sistema tendesse in modo lineare verso gli obiettivi di Kyoto, il contributo dell’eolico al 2020 si misurerebbe in un incremento di oltre 60.000 nuovi occupati, sulla scia di una tendenza che in questi anni è stata puntualmente confermata, nonostante le numerose incongruenze normative che spesso ostacolano l’autorizzazione e la realizzazione di nuovi impianti (fonte: ANEV, Associazione Nazionale Energia del Vento, www.anev.org). Questi dati, insieme alla consapevolezza di quanto sia urgente per l’ambiente riconvertire il sistema verso la produzione di energia pulita, hanno reso inspiegabile la proposta di abrogazione dell’obbligo di riacquisto dei Certificati Verdi e inopportuna la conseguente ondata di pessimismo di operatori e investitori . Soprattutto in considerazione del fatto che la produzione di energia da fonti rinnovabili non ha costi occulti (inquinamento, dipendenza dall’estero, ecc.). Quanto al comparto eolico, in particolare, il recente “Energy Outlook 2010” dell’IEA (International Energy Agency) sottolinea che il vento sarà, al 2035, la fonte più economica, anche rispetto al carbone, al nucleare e al gas. E rimarrà competitivo anche a paragone di nuove e promettenti tecnologie, quali quelle del solare termodinamico a concentrazione, che in Italia, promettono importanti sviluppi (è quanto sostiene ANEST, Associazione Nazionale Energia Solare Termodinamica, www.anest-italia.it).

03/08/2010
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