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giovedì 09 febbraio 2012 | twitter |
L'Opinione
Energie rinnovabili

Semaforo rosso per i certificati verdi?

Dott. Luca Dentis - Project Finance Centrobanca
Sistema bancario e Confindustria, esponenti del mondo politico e produttori di energia, associazioni di categoria e investitori internazionali: la successione di misure introdotte nel mese di maggio al sistema incentivante dei Certificati Verdi (CV) ha raccolto il dissenso unanime di una compagine eterogenea di soggetti che hanno criticato un'iniziativa che nei termini inizialmente previsti sembrava un'autentica marcia indietro del Governo. A esserne colpito sarebbe stato uno dei pochi settori, quello della produzione di energia da fonti rinnovabili, che anche grazie agli incentivi negli ultimi anni ha garantito occupazione, nascita di nuove imprese e capacità di attrazione di capitale dall'estero.

Sistema bancario e Confindustria, esponenti del mondo politico e produttori di energia, associazioni di categoria e investitori internazionali: la successione di misure introdotte nel mese di maggio al sistema incentivante dei Certificati Verdi (CV) ha raccolto il dissenso unanime di una compagine eterogenea di soggetti, i quali – sebbene in maniera non coordinata – hanno criticato un’iniziativa che nei termini inizialmente previsti sembrava un’autentica marcia indietro del Governo. A esserne colpito sarebbe stato uno dei pochi settori, quello della produzione di energia da fonti rinnovabili, che anche grazie agli incentivi negli ultimi anni ha garantito occupazione, nascita di nuove imprese e capacità di attrazione di capitale dall'estero. Comunque non tutto è ancora perduto: il dibattito che ne è seguito ha portato a diverse evoluzioni del testo della finanziaria e in ultima istanza ha condotto a una situazione di maggiore apertura verso il settore, ma non ancora compiutamente definita nel dettaglio. Con questo intervento proviamo a ricostruire gli ultimi mesi e a fare il punto dellasituazione. 

L’involuzione recente  

A maggio 2010 la disciplina dei CV è stata oggetto di tre interventi normativi che hanno improvvisamente e radicalmente cambiato lo scenario in base al quale il mercato si era costituito negli anni precedenti, azzerando tutte le progressive misure introdotte in passato per disciplinarne lo sviluppo e assicurarne il funzionamento. Per meglio comprendere è sufficiente ripercorrere gli interventi realizzati dal legislatore nel maggio 2010:  

 -  12 maggio: approvazione in via definitiva dal Senato il disegno di Legge Comunitaria 2009, il cui art. 17 lett. h), nel fissare i principi cui il Governo dovrà attenersi nella predisposizione del decreto legislativo in attuazione della Direttiva 2009/28/CE, impone tra gli altri di adeguare e potenziare il sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili "senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica", mediante l'abrogazione totale o parziale delle disposizioni attualmente vigenti in materia, l'armonizzazione e il riordino delle disposizioni di cui alla Legge 99/2009 e alla Legge Finanziaria 2008;  

 - 20 maggio: il decreto legge n. 72, appena convertito in legge, ha abrogato "in attuazione del principio di invarianza degli oneri a carico dell'utenza elettrica", i commi 18 e 19 dell'art. 27 della Legge n. 99/2009, ripristinando l'obbligo di acquisto dei CV in capo ai produttori e importatori di energia da fonti non rinnovabili. In altri termini la base di calcolo della domanda torna essere l’energia prodotta e importata e non quella consumata. Conseguentemente, il mercato cade nuovamente nello stato di prevalenza strutturale dell’offerta sulla domanda, visto che non si è provveduto contestualmente quanto meno ad adeguare la misura della quota di acquisto obbligatoria (tuttora ferma a ca. il 6%);  

31 maggio: il Governo ha approvato la Manovra Finanziaria (decreto legge recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica). Ai sensi dell’art. 45 di tale decreto l’art. 2, comma 149 della Legge Finanziaria 2008 e l’art. 15, comma 1 del Decreto Rinnovabili sono soppressi. In sostanza, viene meno l’obbligo di ritiro dell’eccesso di offerta dei CV in capo al GSE, con ulteriore aggravamento del clima di incertezza.  

Le possibili ripercussioni delle nuove norme  

Il passo indietro implicito in particolare nei decreti legge del 20 e del 31 maggio, rischiava di pregiudicare gran parte degli investimenti già effettuati nel comparto, dissuadendo al contempo gli operatori dal realizzare nuove iniziative. Nell’ultimo decennio, infatti, investitori italiani e internazionali hanno fortemente investito nel mercato delle rinnovabili sulla base del costante orientamento delle politiche pubbliche allo sviluppo del settore, degli impegni internazionali assunti dal Paese e dell’adozione di adeguati strumenti di incentivazione. Il sistema bancario, inoltre, ha partecipato al finanziamento di ca. 3.300 MW di potenza installata (nei soli impianti eolici e a biomassa), concedendo finanziamenti per oltre € 5,3 miliardi.   A essere messi a rischio dall’entrata in vigore delle nuove disposizioni sarebbero stati sia impianti già operativi, sia iniziative in fase di studio o progettazione, sia i finanziamenti d’importo pari mediamente all’80% degli investimenti effettuati. I business-plan dei progetti presuppongono, infatti, un flusso di ricavi da CV basato su regole di mercato certe e tendenzialmente stabili. Il mancato ritiro dei CV da parte del GSE avrebbe comportato invece la loro commercializzazione senza la minima prevedibilità dell’importo di ricavo. Il riproporsi di una crescente forbice tra domanda e offerta inoltre avrebbe poi determinato una sicura e consistente caduta del prezzo di vendita dei CV da ca. € 88 ad un prezzo che, sebbene molto difficile da prevedere sarebbe stato verosimile considerare compreso tra € 30 ed € 60. I decreti legge comportando la perdita di ca. il 20-30% dei ricavi di ciascun progetto, qualora confermati, avrebbero messo in difficoltà un intero sistema di mercato.  

Gli esiti attuali  

Gli interventi hanno suscitato un clamore proporzionale agli interessi in gioco, oltre a reazioni di tale intensità da che indurre il legislatore a tornare parzialmente sui propri passi. Oltre a ragioni di natura politica - gli impegni vincolanti del Paese assunti in sede comunitaria - a legittimi interessi di parte, che le associazioni di categoria si sono apprestate a tutelare, ci sono vantaggi pubblici, quindi comuni a tutti, che sono di natura ambientale, fiscale e occupazionale, che sarebbe stato insensato cancellare, soprattutto in assenza di benefici diretti per il bilancio dello Stato. Infatti non può essere trascurato che:  

  • il pagamento dei CV ritirati obbligatoriamente dal GSE era finanziato da una specifica componente della bolletta pagata dai consumatori (voce A3)
  • il potenziale azzeramento della capacità reddituale dell’intero settore inciderebbe negativamente sul gettito fiscale prospettico, sia a livello centrale (mancate tasse per Ires, Irap e IVA) che a livello locale (non meno di € 200 milioni all’anno per mancata corresponsione di canoni, ICI e corrispettivi convenzionalmente stabiliti con le municipalità)
  • sarebbero stati a rischio, secondo le prime stime, almeno 25.000 posti di lavoro nel solo settore eolico e le sorti di decine di imprese italiane, alcune delle quali quotate (si sarebbero bruciati in pochi mesi i positivi risultati registrati negli ultimi anni da uno dei pochi settori anticiclici, che aveva evidenziato un costante trend di crescita anche nell’ultimo biennio di crisi generalizzata).

La correzione è giunta con la modifica al D.L. n. 78/2010 operata dal maxi emendamento approvato al Senato il 15 luglio scorso e con la conversione in legge del decreto (legge 30/7/2010, n. 122). Il taglio generalizzato è stato sostituito dalla previsione che, con un decreto ministeriale che il Ministero dello Sviluppo Economico di concerto con quello dell'Economia e delle Finanze e l'AEEG dovrebbe emanare entro il 31 dicembre 2010, l'importo complessivo destinato al ritiro da parte del GSE dei certificati verdi, per l'anno 2011 sia inferiore del 30% rispetto a quello per l'anno 2010. Il come effettuare tale taglio è lasciato al nuovo decreto, salva la laconica frase “prevedendo che almeno l'80% di tale riduzione derivi dal contenimento della quantità dei certificati verdi in eccesso”.  

Il ripensamento da parte del legislatore è stato sostenuto, tra l’altro, anche dalla pubblicazione delle linee guida di sviluppo delle energie rinnovabili contenute nel Piano di Azione Nazionale del Ministero dello Sviluppo Economico (MSE): un documento programmatico che dovrà essere recepito nella decretazione attuativa della Legge Comunitaria 2009 entro il mese di dicembre 2010, con cui si conferma l’impegno del Paese al raggiungimento degli obiettivi in tema di risparmio ed efficientamento energetico e di produzione elettrica da fonti rinnovabili. Vengono addirittura identificati target produttivi decisamente superiori a quelli precedentemente noti, che comportano la crescita del settore eolico di dieci volte rispetto alla potenza attualmente raggiunta, il raddoppio di quella da biomasse e il raggiungimento di una massa di impianti fotovoltaici trenta volte superiore a quella odierna). Il MSE ribadisce l’importanza e il ruolo dei diversi sistemi di incentivazione, tra cui quello dei CV, nel raggiungimento degli obiettivi strategici e ne prefigura il riordino organico nell’ottica del potenziamento e dell’adeguamento periodico all’evoluzione dei costi e degli scenari.   In definitiva, però, ci ripromettiamo di aggiornare sulle evoluzioni della materia poiché pur constatando il valore positivo delle recenti correzioni, va sottolineato come in parte si sia assistito a uno spostamento del problema, che renderà verosimilmente necessario ridiscutere presto le nuove disposizioni in materia.

02/08/2010
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