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giovedì 09 febbraio 2012 | twitter |
Lotta alle mafie, Direttiva ai Prefetti

Appalti sul calcestruzzo: controlli antimafia contro il rischio di infiltrazioni

Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha firmato una direttiva indirizzata ai prefetti relativamente ai controlli antimafia da effettuarsi per le attività legate agli impianti di estrazione. La direttiva prevede la creazione di white lists e promuove i protocolli con le associazioni di imprese.

Il Ministro Maroni ha illustrato in una conferenza stampa tenutasi a Palazzo Chigi, a Roma, i contenuti e gli obiettivi della Direttiva antimafia nel settore del calcestruzzo da lui stesso comunicata al Consiglio dei ministri del 24 giugno 2010, da intendersi quale un ulteriore tassello del più generale “piano antimafia”, messo a punto grazie ad un complesso di interventi operativi e misure legislative (tra questi, in particolare, si ricordano l’Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata ed il Piano straordinario antimafia, entrambi licenziati all’unanimità dal Parlamento).

“Con questa Direttiva si potrà conseguire l’obiettivo di bonificare il mercato da quelle imprese che si riveleranno via via più esposte al rischio di infiltrazione mafiosa – ha affermato nell’occasione il Ministro Maroni – è necessario affinare tutti quegli strumenti già a disposizione, tenendo conto delle realtà territoriali ed ambientali in cui operano le imprese per colpire le organizzazioni criminali nei loro interessi economici e garantire libertà di impresa in sicurezza, favorendo, così, lo sviluppo dell’economia legale, nel solco di quegli impegni assunti con le categorie produttive, in primo luogo Confindustria”.

Nell’allegato 1 alla direttiva – che deve quindi intendersi come una sorta di linee guida per i Prefetti – sono elencate le attività imprenditoriali soggette ad appalto pubblico legate alle cave (cioè agli impianti di estrazione) che devono essere sottoposte a verifica antimafia preventiva:


-trasporto di materiali a discarica;
- trasporto e smaltimento di rifiuti;
-fornitura e trasporto di terra e materiali inerti;
-fornitura e trasporto di calcestruzzo fornitura e trasporto di bitume;
-fornitura di ferro lavorato;
-fornitura con posa in opera (qualora il contratto non debba essere assimilato al subappalto ai sensi dell'articolo 118, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163;
- noli a freddo di macchinari;
-noli a caldo (qualora il contratto non debba essere assimilato al subappalto ai sensi dell'articolo 118, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163);
-autotrasporti;
-guardiania di cantieri.

Il Ministro ha infatti precisato che – come rilevato sulla base dei riscontri operativi delle Forze di polizia - si tratta di attività “a valle della fase di aggiudicazione” che risultano particolarmente esposte al rischio di infiltrazione da parte delle cosche locali le quali, soprattutto in determinate zone del Paese, esercitano una specie di monopolio, in alcuni casi un vero e proprio “cartello” (si pensi, in particolare al “settore cave”), arrivando a condizionare – con modalità estorsive - tutti gli aspetti relativi all'approvvigionamento dei materiali di costruzione, predeterminandone, addirittura, le quantità e le condizioni economiche di acquisto.

Sul punto, nella lettera del Ministero rilegge che “L'esperienza di questi anni ha dimostrato che, per colpire le organizzazioni criminali nei loro interessi economici e tutelare l'economia legale, è necessario affinare l'applicazione degli strumenti posti a disposizione dall'ordinamento giuridico tenendo conto della realtà territoriale ed ambientale in cui si trova ad operare l'impresa”.

Appare più che mai necessario, quindi, muoversi sul terreno della prevenzione e dei controlli: a tal fine la direttiva mira a realizzare “un'azione precisa e forte per la formazione delle cosiddette white list”, già utilizzate per gli appalti legati alla ricostruzione dopo il terremoto in Abruzzo e all'Expo 2015 a Milano.

Per l'individuazione delle imprese affidabili, secondo Maroni, è fondamentale la collaborazione, già avviata, tra il Ministero dell'Interno, prefetture e associazioni di imprese attraverso il sistema pattizio dei protocolli, che la direttiva intende valorizzare: in proposito l’allegato 2 alla direttiva illustra l’elenco delle clausole antimafia da inserire nei protocolli di legalità.

(Direttiva 03/06/2010, n. 4610)
29/06/2010
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