Resta fermo il costo del denaro nell’eurozona, per il decimo mese consecutivo. La riunione odierna della BCE si è chiusa con la conferma del policy rate all’1%, livello che il presidente Jean Claude Trichet considera ancora una volta “appropriato”. Una definizione, questa, che indica che il Consiglio direttivo della BCE non prevede di correggere i tassi di riferimento anche per i mesi a venire, e che si è tradotta in una flessione dell’euro dello 0,2%, a 1,3648 per dollaro.
La decisione di non toccare i tassi di interesse era ampiamente attesa dai mercati. Nei giorni scorsi erano venuti segnali abbastanza chiari in merito alla fase congiunturale che la ripresa europea sta attraversando. Il saggio di inflazione nell’eurozona è risultato in febbraio pari allo 0,9%, ben lontano quindi dall’obiettivo-limite del 2% stabilito dalla BCE. Oggi stesso Eurostat aveva confermato le stime flash di metà febbraio, che vedono la crescita nel quarto trimestre 2009 scendere ad appena lo 0,1%, sia nella zona euro che nel resto dell’UE.
Le possibili novità, nelle attese degli analisti, avrebbero quindi riguardato solo l’exit strategy. Su questo terreno le aspettative non sono andate deluse: Trichet ha annunciato il ritorno alla prassi precedente la crisi, che prevede offerte a tasso variabile, anziché fisso, per le offerte alle aste di rifinanziamento a tre mesi. A fronte di questo aggravio per i prenditori, la BCE continua invece a prestare alle banche quantità illimitate a sette giorni. «L’eurosistema – ha dichiarato Trichet – continuerà a fornire liquidità al sistema bancario dell’eurozona a condizioni molto vantaggiose».
A suggerire un atteggiamento di cautela all’autorità monetaria europea sono anche le implicazioni della crisi fiscale greca per i mercati finanziari. Ma su questo fronte Trichet è stato molto chiaro: nessun ricorso al Fondo Monetario Internazionale, che risulterebbe un prestatore “non adeguato” alla situazione. Nel giorno in cui è iniziata la collocazione del bond decennale greco (decennale, valore complessivo 5 miliardi di euro, rendimento del 6,39%), si tratta di un chiaro messaggio a indicare che l’UE è in grado da sola di guidare Atene sulla via del risanamento finanziario.