E in una concorrenza al rialzo “Turista per Sempre” della Lottomatica con l’acquisto di un biglietto da 5 euro promette la speranza di vincere 200.000, 6.000 euro al mese per 20 anni e almeno 100.000 euro di bonus finale. Al di là dei “sogni dorati”, dal punto di vista più concreto, è possibile costruire il finanziamento della propria longevità con le rendite assicurative?
Rendite e pianificazione previdenziale
Come si inquadra la rendita nell’ottica di una corretta pianificazione previdenziale?
E’ importante inquadrare la tematica nell’ambito del “ciclo vitale”, teoria elaborata dall’economista Franco Modigliani: l’individuo tende a distribuire il proprio reddito in maniera costante lungo l’arco della propria vita tendendo a risparmiare di più ad inizio e soprattutto a metà carriera e a decumulare invece in età anziana.
Il vivere di rendita presuppone allora l’avere già un capitale accumulato o in fase avanzata di accumulazione a disposizione.
Il caso si può avere sicuramente a fine carriera sia per raggiunti limiti di età o per fuoriuscita “forzata” dal mondo del lavoro, o avendo avuto introiti ingenti derivanti o da idee di business vincenti o ancora da eventi economicamente fortunati (eredità, vincite).
Quali sono gli elementi importanti da considerare per progettare il decumulo?
Cerchiamo di considerarli in maniera schematica:
1.situazione previdenziale: qual è la mia situazione previdenziale? In che regime rientro (retributivo, contributivo, misto) e a che età andrò in pensione nel mio regime obbligatorio di appartenenza (INPS; INPDAP, Casse di previdenza, ENPALS)?
2.stile di vita: qual è il tenore di vita che si vuole mantenere? E a cascata, quali sono le possibili entrate ed uscite (conto economico) e le altre ricchezza accumulate (stato patrimoniale)? E quanta parte di questa eventuale consistenza patrimoniale si vuole trasmettere agli eredi con lasciti o con coperture di rendita o sotto forma di capitale (è quello che si definisce con termine macabro come consumo post mortem)?
3.età ed orizzonte temporale: a che età voglio cominciare a percepire la rendita ? e per quanto tempo voglio “vivere di rendita”? Sicuramente nella pianificazione del decumulo va considerata la esigenza di fronteggiare il “rischio longevità”, alla luce dell’invecchiamento progressivo, cioè il rischio di “sopravvivere al proprio reddito”
4. propensione al rischio e attitudine all’investimento: che dimestichezza ho all’investimento , che propensione al rischio ho e cosa voglio dal punto di vista finanziario dal mio decumulo?
5. mantenimento potere d’acquisto: diventa di fondamentale importanza considerare, nella costruzione o nella manutenzione del proprio portafoglio del decumulo in particolar modo considerando la protratta lunghezza del periodo di investimento, il rischio svalutazione. Occorre cioè conferire potere “reale” e non meramente nominale al rendimento finanziario complessivo generato.
Gli strumenti per vivere di rendita: ma andando nel pratico, quali possono essere gli strumenti per “vivere di rendita”?
Occorre distinguere il caso in cui il capitale accumulato possa immediatamente essere oggetto di decumulo dalla ipotesi invece in cui vi sia invece l’esigenza di traghettare lo stock di ricchezza in un periodo successivo per poi convertirlo successivamente in un emolumento periodico.
Va sottolineato in premessa come a differenza degli strumenti per dir così di previdenza integrativa classici (fondi pensione e pip) in cui il momento della prestazione è vincolato normativamente all’ età di pensionamento prevista nel regime obbligatorio di appartenenza, le rendite assicurative sono soluzioni di previdenza libera, vale a dire che il beneficiario decide in piena autonomia il momento della percezione:
- Decumulo immediato: la soluzione è tipicamente di rendita assicurativa immediata (può esserci un brevissimo intervallo di differimento, in genere pari a 3 mesi) che consente di tradurre il risparmio già accantonato in un trattamento erogato “vita natural durante”. Effetto benefico derivante dall’adozione di questa strategia comportamentale è quello di tendere ad un più elevato e stabile livello di spesa durante l’intero periodo di decumulo. Ma tornando allo strumento “rendita assicurativa”, quali sono i vantaggi?
Il principale, prerogativa questa esclusiva dei contratti assicurativi, è quello di affrontare in maniera appropriata il “rischio longevità”; la periodicità è infatti erogata fin che il percettore sia in vita, trasferendosi così sulla compagnia assicurativa, indipendentemente dall’entità del capitale versato (premio), il rischio di vivere oltre la media.
Altro beneficio è poi rappresentato dalla conservazione nel tempo del potere d’acquisto della rendita; le compagnie ne praticano infatti la indicizzazione, ancorandone direttamente l’importo all’andamento dell’inflazione, o le rivalutano, come accade nella prevalenza dei casi, collegandole all’andamento di un fondo a gestione separata (che investe prevalentemente in titoli di stato e obbligazionari).
Ulteriore atout è quello di potere adeguarsi in maniera appropriata alle esigenze concrete del percettore attraverso meccanismi di reversibilità o con la certezza della erogazione per un periodo predeterminato (5 o 10 anni) anche a beneficio di ulteriori soggetti (familiari, conviventi) indipendentemente dalla sussistenza in vita dell’assicurato.
Ne va poi evidenziato il particolarmente favorevole trattamento fiscale, essendo dal 1º gennaio 2001 considerate esenti (è soggetta alla imposta sostitutiva del 12,50% la sola rivalutazione annuale); in precedenza invece l’importo doveva essere inserito al 60% nella dichiarazione dei redditi con la molto concreta possibilità di impattare in maniera incrementale sull’aliquota marginale IRPEF del percettore.
- Decumulo differito: e se il decumulo è differito? La opportunità può essere quella della rendita differita, corrisposta cioè, dietro il versamento di un premio periodico o unico, dopo un intervallo di differimento predeterminando però i coefficienti demografici di conversione.
Altra possibile scelta è quella di sottoscrivere una polizza rivalutabile a premio unico in cui la somma versata viene investita, al netto dei caricamenti, in un fondo a gestione separata (che investe prevalentemente in titoli di Stato ed obbligazioni con la possibilita`anche di una limitata porzione di azionario), beneficiando della rivalutazione registrata dal predetto fondo e consolidando tale risultato con cadenza annuale.
A scadenza, il capitale così rivalutato viene riscosso o convertito in rendita.
Per risparmiatori più dinamici potrebbe essere interessante valutare la sottoscrizione di polizze del tipo ‘‘unit linked’’ che rappresentano una combinazione tra polizza e fondo comune.
La caratteristica peculiare sta nel fatto che i premi dei sottoscrittori vengono investiti in quote di fondi comuni; è quindi possibile realizzare una più ampia diversificazione su tutti i mercati finanziari.
A differenza delle polizze tradizionali, le ‘‘unit linked’’ non offrono né rendimento minimo garantito (non c’è niente di simile al tasso tecnico) né consolidamento delle prestazioni.
Il capitale finale di una ‘‘unit linked’’ dipende dalla quotazione dei fondi in quel momento.
E' questo il motivo per cui sono strutturate nel modello contrattuale della vita intera, cioè senza scadenza predeterminata, potendo così il sottoscrittore scegliere quando beneficiare della prestazione finale (anche nelle ‘‘unit’’ si può già convertire il capitale finale in rendita senza bisogno di accendere nuovi contratti).
Esistono però sul mercato anche soluzioni con meccanismi di protezione finanziaria basati sull’abbinamento zero coupon/opzioni.
Il ‘‘bond’’ consente di proteggere il capitale alla scadenza; le opzioni consentono invece di beneficiare dei rialzi di Borsa con un notevole effetto leva, vale a dire un’amplificazione dei guadagni.