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giovedì 09 febbraio 2012 | twitter |
La legge in vigore dal 1° agosto

Anche i portatori sani del favismo potranno indossare la divisa

Claudio Bovino
Con la pubblicazione in GU (n. 165 del 17 luglio 2010) della Legge 12 luglio 2010, n. 109, recante Disposizioni per l'ammissione dei soggetti fabici nelle Forze armate e di polizia, in vigore dal prossimo 1° agosto, viene finalmente consentito alle persone affette di favismo di accedere alle carriere militari, consentendo nuovi sbocchi occupazionali e la possibilita' di realizzare un'aspirazione professionale fino ad ora negata.

La Legge 12 luglio 2010, n. 109 cancella dall’ordinamento quella che da più parti è stata bollata come un vera e propria discriminazione.

Difatti, l’articolo unico della legge in parola dispone al primo comma che “la carenza accertata, parziale o totale, dell'enzima G6PDH (glucosio-6-fosfatodeidrogenasi) non può essere motivo di esclusione ai fini dell'arruolamento nelle Forze armate e nelle Forze di polizia”.

L’enzimopatia da G6PDH, condizione genetica non debilitante, più comunemente nota come favismo, non potrà più essere ritenuta incompatibile con il servizio militare di carriera (recte, servizio militare incondizionato). Il favismo è molto diffuso in Sardegna rispetto alle altre regioni d’Italia: secondo i dati, per sei giovani sardi su dieci le porte dell’Esercito rimanevano chiuse a causa della statura o del favismo, nonostante il superamento delle prime visite mediche e dei test psicoattitudinali.

Semplificando, dopo alcuni provvedimenti che non avevano sortito il risultato voluto (se non quello di generare maggiore confusione), nel 2008 sono stati elaborati due distinti testi legislativi, successivamente (2009) unificati in un solo testo che è poi divenuto il DDL (A.S. n. 1736) il quale, dopo l’ultimo esame operato dalla 4ª commissione (Difesa) in sede deliberante, è stato approvato il 6 luglio 2010. Peraltro, all'approvazione della Legge n. 109/2010 è seguito, al momento del voto, un ordine del giorno unitario - sottoscritto da tutti i senatori della Commissione e col parere favorevole del Governo rappresentato dal sottosegretario Giuseppe Cossiga – dal quale si apprende che il provvedimento, “tenuto conto delle imminenti scadenze concorsuali concernenti l'arruolamento nelle forze armate, impegna il Governo a provvedere con urgenza affinché le amministrazioni interessate si attivino per ridurre al minimo la differenza di trattamento tra i cittadini già arruolati in ferma non permanente o ammessi alla partecipazione ai bandi di selezione per l'arruolamento prima dell'entrata in vigore della presente legge e i cittadini che ne vedranno l'applicazione nelle normative interne di ciascuna Forza armata o Forza di polizia”.

Come hanno spiegato i senatori Scanu e Sanna, redattori dell’ordine del giorno, si tratta di “una di quelle battaglie che non trovano spazio sui media e non coinvolgono l’opinione pubblica, ma che invece toccano la vita di migliaia di famiglie”. I due senatori sono solo gli ultimi parlamentari che si sono prodigati nell’iniziativa che si è sempre distinta per il suo carattere bipartisan.

La lunga guerra della “Brigata Fabici”

Come illustrato, dunque, la nuova Legge 12 luglio 2010, n. 109 riveste una importanza particolare per quei soggetti affetti da favismo, i quali, a seguito di questa particolare patologia, non hanno potuto impiegarsi nelle Forze Armate, dato che una disposizione degli anni ’80 l’aveva inserita tra le cause di esclusione per la leva militare. Così mentre all’epoca alcuni giovani gioivano per essere sfuggiti alla naja grazie al favismo, altrettanti si vedevano negata la possibilità di intraprendere la carriera militare. Tale barriera peraltro ha assunto una particolare rilevanza negli ultimi tempi, laddove, a causa della crisi economica ed occupazionale che sta attraversando il nostro paese, la divisa è ritornata per molti giovani una possibilità di impiego. A maggior ragione, tale discorso vale per alcune regioni d’Italia, che trovano oggi nella carriera militare una delle poche possibilità di sbocco occupazionale.

Le norme che da ultimo sono state oggetto di ricorsi da parte dei non idonei e di interpretazioni ondivaghe da parte delle amministrazioni e delle commissioni militari sono il D.M. 4 aprile 2000 n. 114 e relativa direttiva tecnica applicativa del 5 dicembre 2005, nonchè i Decreti del Direttore Generale della Sanità Militare del 30 agosto 2007 (G.U. n. 207 del 6 settembre 2007) e 20 settembre 2007 (G.U. 224 del 26.09.2007), e le Direttive della Direzione Generale della Sanità Militare, cioè quelle del 26 ottobre 2007 e del 11 gennaio 2008. Il problema ha dato origine ad un piccolo movimento – denominato da un quotidiano sardo “Brigata Fabici” – il quali, attraverso la rete (blog e siti internet) ha provato a fare guerra alla situazione discriminatoria, mettendo a disposizione un modello di ricorso al Presidente della Repubblica contro i provvedimenti d’inidoneità emessi da una delle quattro forze armate (Esercito, Marina, Aeronautica o Carabinieri) e di una lettera/petizione da inviare sempre al Capo dello Stato. Come affermano i ragazzi della “Brigata Fabici” nel sito www.favismo.altervista.org, “si è scritta la parola fine su un argomento passato per troppi anni sulla pelle di tanti ragazzi responsabili, in definitiva, solo di essere portatori sani di una ben precisa condizione genetica non debilitante né negativamente influente in qualsiasi attività lavorativa e tantomeno nelle forze armate e di polizia”. La nuova legge consentirà ora anche a centinaia di “fabici” di poter partecipare al prossimo bando di concorso per VFP1 (volontari in ferma permanente per un anno, prorogabile) per l’anno 2010, atteso per settembre (in Sardegna il numero di quelli che avevano presentato domanda per l’arruolamento si è più che dimezzato negli ultimi tre anni).

Secondo l’art. 1 della Legge 12 luglio 2010, n. 109, “Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, ciascun Ministero interessato adotta i provvedimenti di competenza al fine di adeguare la propria normativa al principio previsto dal comma 1” e ciò vuol dire che bisognerà alpiù presto aggiornare tutte le disposizioni incompatibili con la nuova legge al fine di consentirne la piena efficacia.

Enzima G6PD, chi era costui?

Il favismo è in buona sostanza una carenza enzimatica costituita da una malattia genetica, ereditaria, determinata dalla mancanza dell’enzima G6PD (glucosio-6-fosfato deidrogenasi) che si presenta come una grave forma di anemia la quale, in genere, si manifesta dopo aver mangiato fave fresche o secche, crude o cotte, o a aver assunto taluni farmaci (tra i quali, sulfamidici, salicilati, chinidina e alcuni antimalarici. In pratica, l’assenza, nei fabici, dell’enzima enzima G6PD, consente alla divicina (sostanza tossica contenuta nelle fave) di distruggere velocemente i globuli rossi, determinando, nel soggetto una serie di sintomi peculiari del favismo (debolezza, impallidimento nausea, vomito etc) e nei casi più gravi un’anemia emolitica (che può anche portare alla morte) che richiede delle immediate trasfusioni di sangue.

Le manifestazioni più gravi si hanno nei soggetti maschi, ed un’alta concentrazione di soggetti affetti da questa patologia si registra in Sardegna nei cui comuni, addirittura, la coltivazione delle fave è consentita a partire dai 300 m di distanza dalle ultime case di periferia, dato che i soggetti fabici potrebbero avere conseguenze anche solo a causa dei pollini delle fave in fiore. Se ancora oggi la Sardegna è una delle zone endemiche per il favismo in Italia, esso è diffuso anche nell'Italia Meridionale, nel Delta del Po, in Africa ed in tutto il bacino del mar Mediterraneo, cioè in tutte quelle aree dove colpiva – e in alcuni casi colpisce ancora oggi - il plasmodium falciparum, l’agente eziologico della malaria. Secondo quanto riferito dalla “Brigata Fabici”, in realtà la questione del favismo ai fini dell’arruolamento non era limitata ai giovani della Sardegna ma riguardava anche quelli di Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Marche, Lazio, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino A.A. e Friuli.

(Legge 12/07/2010, n. 109, G.U. 17/07/2010, n. 165)
20/07/2010
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