La causa pendente innanzi al TAR si è chiusa con la . Ma si tratta di un provvedimento “dovuto”, conseguente al deposito di una nota presso la cancelleria della Sezione Seconda-bis del TAR per il Lazio, a Roma, in data 30 aprile 2011, appena qualche giorno prima dell’udienza fissata per il 5 maggio.
Con tale atto le società informatiche, che si opponevano al Ministero dell’Ambiente lamentando di essere state “tagliate fuori” dall’appalto del progetto SISTRI (realizzato senza gara), hanno presentato la loro “dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse”, mettendo così una pietra tombale sulla controversia giudiziaria.
La sentenza frustra così le aspettative, da un lato, dei tanti che volevano chiarimenti sull’affidamento “irregolare” con cui l’appalto – in segreto – era stato aggiudicato alla società Selex Management, della quale era amministratore delegato Sabatino Stornelli, successivamente coinvolto nell’inchiesta sullo scandalo degli appalti per la ricostruzione post-terremoto de l’Aquila (c.d. “appalto poli”), e dall’altro, di coloro che avevano confidato nella causa quale ultima possibilità per fermare l’imminente piena operatività del SISTRI (1° giugno 2011), reputandolo oneroso e ancora lontano da un efficiente funzionamento.
Ripercorriamo, quindi, gli eventi processuali seguendo in parte la sintesi operata dalla Sezione Seconda-bis nella sentenza n. 3926/2011.
Il ricorso delle software house
Come molti ricorderanno, la causa de quo è stata intentata da sette software house, “tutte società che esercitano attività di fornitura di servizi informatici a terzi, elaborazione dati e commercializzazione di hardware e software generalizzati e consulenza applicativa in materia informatica”.
Si tratta, in particolare, delle società Nica, Mind Informatica, Byte Elaborazioni, Global Service Communication Sas di Assirelli Mauro & c, B.M.B. Informatica di Bollani Giuseppina & c. Impresa Individuale Econ Des Prenn Egon e Softline), le quali col ricorso N. 2591/2010 depositato il 24 marzo 2010, avevano chiesto innanzitutto l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, del D.M. 17 dicembre 2009 (istitutivo del SISTRI), del D.M. 15 febbraio 2010 (c.d. “Sistri-bis”) e “di tutti i provvedimenti, non conosciuti, con cui il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha dato attuazione alla disciplina prevista dai sopraindicati DD.MM.” e “con cui ha affidato la fornitura del programma software, nonché delle apparecchiature hardware e dei dispositivi USB e c.d. “black box”, che verranno utilizzati nel sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti SISTRI, nonché il relativo servizio di gestione e assistenza tecnica, in carenza di qualsivoglia procedura selettiva ad evidenza pubblica”.
In pendenza di giudizio, le società ricorrenti “con atti contenenti motivi aggiunti” avevano chiesto l’annullamento, previa sospensione, dei seguenti provvedimenti:
- MATTM, nota prot. n. 008/TRI/DI/RIS del 21 aprile 2010,
- MATTM, Decreto GAB/DEC/43/07 del 23 febbraio 2007,
- MATTM, decreto 9 luglio 2010 (c.d. “Sistri-ter”),
- DPCM 5 settembre 2008, “con cui è stato stabilito che al Progetto istitutivo del SISTRI deve essere attribuita la classifica di “segreto”, in quanto incidente su questioni di interesse strategico nazionale e rilevanti per la sicurezza interna dello Stato”.
Ed ancora, “l’annullamento e la declaratoria di inefficacia”:
- “del contratto di appalto avente ad oggetto la fornitura del sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti SISTRI stipulato tra il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e la società affidataria della fornitura suindicata e sottoscritto in data 14 dicembre 2009 nonché del successivo atto di integrazione contrattuale sottoscritto tra le medesime parti in data 10 novembre 2010”,
- dei Decreti Direttoriali prot. 8742/Q.d.V./D.I. del 18 dicembre 2009 e prot. 944/TRI/DI del 25 novembre 2010, con cui è stato approvato il sopraindicato contratto,
- della Relazione della Direzione Tutela e del territorio e delle Risorse Idriche del MATTM sull’affidamento del servizio di realizzazione e gestione del Sistri,
- della Relazione conclusiva della Commissione Ministeriale per la Valutazione del progetto Sistri del 30 ottobre 2007,
- della nota U.prot. GAB-2010-0037374 del 26 novembre 2010 con cui il Capo di Gabinetto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha comunicato che dalla documentazione emerge che il DPCM 5 settembre 2008 ha attribuito al Progetto istitutivo del Sistri la classifica di “segreto” e non di “segreto di Stato”.
Insomma, se le richieste delle società ricorrenti sarebbe stato davvero un disastro per l’intera operazione SISTRI. Dopo le udienze svolte in Camera di Consiglio (rispettivamente, il 22 aprile ed il 10 giugno 2010), il TAR Lazio, con l’ordinanza cautelare n. 2563 dell’11 giugno 2010, aveva fissato la data del 18 novembre 2010 per la pubblica udienza, ritenendo che la questione dovesse essere approfondita, ed imponendo al MATTM di depositare, in via istruttoria, tutti gli atti impugnati sopra citati.
Da allora passi concreti in avanti, in sede di causa, non ce ne sono stati: infatti, a prescindere dai vari depositi in cancelleria di atti e memorie difensive, all’udienza del 18 novembre 2010 la causa veniva rinviata al 27 gennaio 2011 (rinvio accordato sulla base della richiesta della difesa del MATT, cioè l’Avvocatura di Stato, impegnata contemporaneamente in un’altra udienza…), e successivamente all’udienza del 5 maggio 2011.
Il colpo di scena, o se si vuole, il “colpo di mano”: l’accordo “segreto”
In prossimità dell’udienza pubblica del 5 maggio, le parti hanno depositato memorie conclusionali, ulteriormente argomentando le rispettive posizioni difensive. Il 30 aprile 2011, la svolta processuale, il deposito di una nota con cui “le società ricorrenti hanno comunicato che, nelle more della trattazione della causa, le parti hanno definito un accordo transattivo con l’Amministrazione resistente e che, per tali circostanze sopravvenute, è, pertanto, venuto meno l’interesse delle ricorrenti alla trattazione del ricorso, concludendo per la declaratoria della sopravvenuta carenza di interesse al gravame”.
Alla pubblica udienza del 5 maggio 2011, pertanto, la causa è stata introitata per la decisione, ed il Collegio, preso atto di quanto comunicato dalle società ricorrenti - confermato anche in udienza – “riguardo la mancanza di interesse a coltivare il gravame, atteso l’effetto satisfattivo nei confronti delle stesse derivante dall’accordo transattivo con l’Amministrazione resistente”, ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), del c.p.a. ha dichiarato “improcedibile il gravame per sopravvenuta carenza di interesse”.
Quel che è segreto rimanga segreto
L’improcedibilità della causa amministrativa, come abbiamo visto, si fonda sul venir meno dell’interesse ad agire delle società ricorrenti, e a sua volta la carenza d’interesse discende dall’accordo raggiunto tra le software house e il MATTM. Ma quali saranno i contenuti dell’accordo? Come sarà riuscito il MATTM a convincere le società ricorrenti dal desistere dall’azione legale? L’unica voce di corridoio che ha rotto il silenzio su tali circostanze è quella che riferisce che l’accordo non avrebbe un carattere di tipo economico.
Ma nulla di più. La vicenda ci richiama alla mente quella del “segreto” apposto al SISTRI, e non “segreto di stato” come per tanto tempo lo stesso Ministro Prestigiacomo lo aveva chiamato: in verità, il Segretario Roberta Menia lo chiamava ancora “segreto di Stato” nella risposta del 22 dicembre 2010 all’interrogazione parlamentare n. 4-08497 presentata da Elisabetta Zamparutti, allorquando riferiva che il Ministro, nel corso di un question time tenutosi alla Camera dei deputati il 30 settembre 2010, ne aveva comunicato l’intenzione di chiedere la rimozione alla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Quel segreto è ancora lì, non è stato ancora rimosso, nonostante le ripetute interrogazioni parlamentari, tra le quali si ricordano quelle del senatore Ferrante (la n. 4/03757 del 30 settembre 2010 e la n. 4-04184 del 6 dicembre 2010).
Nella prima interrogazione si citava un articolo, intitolato "Segreti di Finmeccanica", pubblicato il 27 settembre 2010 sul sito web "The Daily Week", che rendeva noto, tra l’altro, che “per il progetto SISTRI sarebbe stata depositata una domanda di brevetto dal costo di 5 milioni di euro, corrispondente circa a 110.000 pagine per 550 chilogrammi di carta (l'equivalente di tutte le domande di brevetto depositate in un anno) e che però andando a fare la ricerca sul database dell'Ufficio italiano marchi e brevetti, aggiornato alle domande depositate fino al 26 settembre 2010 non si troverebbe niente su SISTRI, Selex service management (titolare del progetto) e tracciabilità dei rifiuti”, a causa dell’immotivata apposizione del “segreto” senza tenere conto che il brevetto del SISTRI già esiste e sarebbe da individuarsi nel brevetto n. 1315952 del 26 marzo 2003, dal titolo "Sistema e metodo per la gestione ed il controllo di dati relativi al trattamento di materiale, in particolare rifiuti" registrato dall'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente (ANPA), brevetto accessibile a tutti.
Altre anomalie non ancora risolte sarebbero poi quelle denunciate dall'articolo "Il Sistri dei misteri", pubblicato l'11 agosto 2010 sul sito web del quotidiano "Terra", incentrato per l’appunto sull’affidamento della gara grazie all’attività dell’avv. Luigi Pelaggi, capo della sua segreteria tecnica (“niente gara pubblica di appalto, assoluta segretezza sui costi, riservatezza massima sui particolari del progetto, cosa che desta numerosi dubbi”): “conquistata la commessa del SISTRI, la Selex avrebbe subappaltato, nel 2009, la realizzazione del software per la tracciabilità dei rifiuti ad Abruzzo Engineering, società in house della Regione, di cui la Selex possiede una quota del 30 per cento.
Alcune settimane fa, la ditta abruzzese è finita al centro di un'inchiesta della Procura de L'Aquila. Secondo i magistrati, Abruzzo Engineering sarebbe stato lo strumento utilizzato da Stornelli e da altri imprenditori per infiltrarsi negli appalti post terremoto. In quanto secretati, i termini dell'appalto del SISTRI ovviamente non si conoscono.”
La seconda interrogazione di Ferrante apriva scenari forse ancora più inquietanti, facendo riferimento stavolta ad un articolo pubblicato il 24 novembre 2010 su “Il Fatto Quotidiano” dal titolo "Rifiuti, vista dallo spazio. Indagato il manager Finmeccanica per il sistema di tracciabilità", nel quale si leggeva “Ora tocca all'immondizia. Uno dei manager più importanti del gruppo Finmeccanica, Sabatino Stornelli, è indagato dalla Procura di Napoli per la vicenda del Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti. […] la Procura di Napoli svela i retroscena affaristici che legano Finmeccanica e le società coinvolte nel business.
Chi si chiedeva perché improvvisamente l'Italia, che non riesce nemmeno a raccogliere la sua immondizia, diventa il primo paese al mondo a tracciarla, ha una prima conferma ai suoi sospetti. Il mega appalto ottenuto senza gara da Selex management sarebbe stato trasformato, secondo l'ipotesi dell'accusa, nell'ennesima occasione per drenare soldi pubblici con la scusa del segreto”.
Come detto, ancora nessuna risposta, i segreti sul SISTRI sono rimasti tali e forse rimarrà segreto anche questo accordo tra le software house e il Ministero dell’Ambiente, inducendo qualcuno a pensare – forse maliziosamente – che le efficaci tecniche di “convincimento” impiegate per far desistere le società informatiche dalla loro azione giudiziaria siano frutto di quella fine scuola dell’ars oratoria già applicata con successo in altri ambiti, vedi alla voce “Scilipoti.
Per seguire la questione del SISTRI, visita il Blog di Claudio Bovino su www. postilla.it.
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