Rapporto di lavoro

Domanda

A seguito delle modifiche introdotte dalla Riforma del lavoro, per i contratti a termine si dovrà rispettare un periodo di attesa tra un contratto e l'altro più ampio: 60 o 90 giorni a seconda della durata iniziale del contratto.E'possibile utilizzare il medesimo lavoratore durante i periodi di "sospensione" tra un contratto a termine e l'altro assumendolo, avendone i requisiti, con un contratto di lavoro intermittente?

Risposta

In tema di successione di contratti a tempo determinato è necessario far riferimento all'art. 5, commi 3 e 4, del D.Lgs. n. 368/2001 introdotto dal legislatore a seguito del recepimento della Direttiva 1999/70/CE introdotta al fine di prevenire azioni fraudolente derivanti da abusi nell'utilizzo in successione dei contratti di lavoro a tempo determinato. Tale disciplina impone al datore di lavoro, qualora riassuma a termine il medesimo lavoratore, il rispetto di un intervallo minimo, tra un contratto e l'altro, di sessanta giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata fino a sei mesi, ovvero di novanta giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata superiore ai sei mesi.

Il mancato rispetto di tale norma produce una conversione del secondo contratto che si considererà a tempo indeterminato.

Per quanto riguarda il contratto di lavoro intermittente, come richiamato nel quesito, è stato introdotto dalla Legge n. 276/2003 e recentemente modificato dalla Riforma del lavoro Fornero. L'art. 33, comma 2 prevede la possibilità che venga stipulato anche a tempo determinato senza, tuttavia, effettuare alcun esplicito richiamo alla disciplina specifica regolamentata dal D.Lgs. n. 368/2001.

Tale aspetto, a parere di chi scrive, sembra palesare la volontà del legislatore di ritenere il contratto a chiamata a tempo determinato come una ulteriore ipotesi di assunzione a termine.

La questione non è da escludere poiché il Ministero del Lavoro, con circolare n. 4/2005, chiarisce "che non è applicabile la disciplina del decreto legislativo n. 368 del 2001, che infatti non è espressamente richiamata dal decreto legislativo n. 276 del 2003 come avviene invece, per esempio, con riferimento al contratto di inserimento al lavoro. Peraltro anche le ragioni che legittimano la stipulazione del contratto a termine sono, in questo caso, espressamente indicate dalla legge e/o dalla contrattazione collettiva per cui sarebbe inappropriato il richiamo all'articolo 1 del decreto legislativo n. 368 del 2001 come condizione per la legittima stipulazione del contratto di lavoro intermittente.".

Inoltre, sempre il Ministero del Lavoro con interpello n. 72/2009 afferma che il ricorso al tempo determinato nelle prestazioni di lavoro intermittenti non deve indurre a ritenere che al lavoro a chiamata si debba applicare la disciplina del lavoro a tempo determinato poiché, per il lavoro intermittente non trova in alcun modo applicazione il D.Lgs. n. 368/2001. Infatti, la disciplina dei contratti a tempo determinato subordina l'apposizione del termine nei casi espressamente previsti dall'art. 1 del D.Lgs. n. 368/2001 (c.d. causalone) e, tale prerogativa, "non coincide affatto con i presupposti in base ai quali si effettua la sottoscrizione di contratti di lavoro intermittente, a conferma della sostanziale differenza delle due tipologie contrattuali, comunque disciplinate da normative differenti.".

Per tali motivi si afferma che siano da escludere dall'applicazione della norma espressamente dedicata ai contratti a tempo determinato tutti quei contratti di lavoro che, ancorché ne facciano espressamente riferimento per alcune peculiarità, abbiano tuttavia una disciplina specifica.

Occorre, comunque, evidenziare il contesto "storico" che il diritto del lavoro sta vivendo poiché, come è noto, questa ultima riforma del lavoro è essenzialmente proiettata come più volte dichiarato nelle intenzioni del legislatore, tra le altre prerogative di flessibilità, stabilizzazione e ridistribuzione delle tutele dell'impiego al contrasto dell'uso improprio e strumentale degli elementi di flessibilità introdotti con le varie tipologie contrattuali.

Pertanto, non è da escludere che, in un prossimo futuro, in ragione di un maggiore rigore finalizzato alla realizzazione dei suddetti principi di tutele e, soprattutto, di contrasto all'uso in frode alle legge dei contratti si possa avere una inversione di tendenza.